Così disse con accento dolcissimo la principessa, rimasta sola col giovane.
Curzio tacque un istante, poi disse:
—Oh no, signora! Sapete bene che io nutro per voi della gratitudine e del rispetto.
—Ma non dell'affetto, Curzio? Del rispetto e della gratitudine! Il vostro cuore non vi detta nessun altro sentimento per me?
—Signora! È venuto il momento che io vi parli col cuore sulle labbra. Finora io accettai i vostri benefici, senza scrupolo di sorta. Io fui educato a vostre spese; da voi fui sovvenuto ne' miei bisogni; assistito nelle disgrazie; da voi ebbi sempre in ogni circostanza della mia vita una parola di affetto, e un soccorso di danaro. Voi vi dicevate incaricata da mia madre, ed io non poteva respingere i doni che mi facevate in suo nome. Da qualche tempo però il vostro linguaggio si è mutato; l'espansione con cui mi parlate, il fervore delle vostre premure, la passione, lasciate che ve lo dica, la passione, che traspare nelle vostre parole, mi fanno comprendere che un'altra è la ragione, un altro è il movente dei vostri rapporti con me. No, signora; voi non siete l'incaricata di mia madre; voi agite per conto vostro, e il sentimento che vi ispira questa condotta è tale, che io non potrei d'ora innanzi senza arrossire accettare il frutto della vostra bontà.
Il giovane artista pronunciò queste parole con accento solenne.
La principessa lo ascoltò anelando, di pallida ch'era si fece vermiglia nel volto, e quando egli si tacque proruppe:
—Curzio! Tu mi stimi così poco! Tu mi credi capace di un sentimento basso e umiliante! Ma dunque tu non hai indovinato; il tuo cuore è rimasto muto alla voce della natura! No, Curzio; io non sono l'incaricata di tua madre, no io, io stessa sono tua madre!
—Voi! mia madre! Ah!
Curzio si lanciò a baciare la mano della principessa, ripetendo: