—Perdono! perdono!

La madre impresse un bacio sulla fronte del giovane, con tutta l'effusione dell'affetto lungamente compresso.

Successe qualche momento di eloquente silenzio.

—Adesso, riprese la principessa, comprendi adesso la ragione delle mie cure, la fonte del mio affetto. Io sono tua madre, e se finora non ti ho rivelato questo dolce nome si è perchè tutti devono ignorare i legami che ci uniscono, mio marito pel primo, perchè egli sarebbe un nemico terribile per te. E se quest'oggi io mi sono risoluta di rompere il silenzio, gli è perchè quest'oggi ho bisogno d'invocare i miei diritti di madre. Sì, Curzio; un gran pericolo ti sovrasta. Sì, figlio mio, io so, non t'importi come, io so che tu appartieni al comitato d'insurrezione, che tu sei anzi uno dei capi sezione, so che voi altri avete concertato per quest'oggi un movimento di rivolta nell'interno di Roma. Ebbene, sappi che lo spionaggio si è insinuato nella vostre file, che la polizia è prevenuta, che il governo sta sull'avviso. È impossibile la riuscita del tentativo; voi correte a inevitabile rovina.

—Ebbene? chiese Curzio.

—Ebbene, fino che siete in tempo rinunziate a questo progetto.

—Impossibile! Tutto è stabilito; si è tardato anche troppo.
L'insurrezione di Roma deve scoppiare.

—Ma siete traditi, vi dico, sarete schiacciati!

—Non importa: Noi protesteremo col nostro sangue contro la tirannia del pontefice, e se morremo, la nostra morte affretterà il giorno della redenzione di Roma.

—S'egli è destino che debba compiersi la rivolta, si compia; ma tu figlio mio, rimani in disparte. Pensa che il tuo sacrificio sarebbe inutile alla causa della libertà, e fatale al cuore di tua madre.