—Silenzio! gridò monsignor Pagni.

—Sì, vostro figlio! ripetè più forte Maria. Per questo avete voluto salvarlo, per questo volete condannare in vece sua il mio Gaetano! Ecco la giustizia che fate voi altri! e vi dite sacerdoti di Dio!

La collera ribolliva nell'interno del prelato, ma il suo volto si manteneva atteggiato alla mansuetudine, e con voce pacifica, ripigliò:

—Voi dunque, buona donna, venite a reclamare contro la salvezza di
Curzio Ventura.

—No, diss'ella, non m'importa che Curzio sia salvo, ne ho piacere anzi, perchè l'ho amato come un figliuolo, ma il mio Gaetano non dev'essere condannato; non voglio che sia sparso il sangue del mio povero figlio.

—Povera donna! soggiunse ipocritamente il prelato. Io compatisco il vostro dolore di madre; me ne piange il cuore. Ma la giustizia deve avere il suo corso.

—Che dite? gridò la donna infelice… Volete proprio assassinare il mio Gaetano? Ma allora io dirò… forte che tutti sentano…

—Silenzio! esclamò il prelato, prendendola per un braccio.

—Lasciatemi.

Monsignore suonò un campanello.