Il cardinale era seduto in luogo elevato nella gran sala da ballo, e tutte le signore che entravano col loro abbigliamento da veglia, colle spalle nude e il seno scoperto, andavano per la prima cosa a inchinarsi dinanzi a lui, e a baciare la mano morbida e liscia, ch'egli porgeva.

La principessa affranta nel cuore, ma sorridente nel volto, come richiedeva la sua posizione, riceveva gli invitati, e faceva gli onori di casa con quella squisitezza di grazia, che è un privilegio delle nature più elevate.

Il principe suo marito fin dal principio della festa si era dileguato dalle sale. Un servo gli si era avvicinato, gli aveva mormorato qualche parola all'orecchio, ed esso si era prontamente ritratto nelle sue stanze.

Un uomo dall'aspetto volgare, dalle vesti grossolane lo aspettava, nel suo gabinetto: era un'antica nostra conoscenza, era Giano.

Dalla sera dell'osteria, nella quale esso aveva servito così bene ai voleri del principe, lo stesso Giano era diventato il suo agente segreto, il suo intimo confidente, il suo spione.

Quell'uomo spiegava un'abilità particolare negli intrighi tenebrosi, e specialmente nei maneggi dello spionaggio. Egli dunque servì il principe Rizzi mirabilmente.

Sarebbe cosa lunga e tediosa seguire Giano per tutta la tortuosa trafila de' suoi raggiri. Il fatto sta che il principe era arrivato a sapere da lui la liberazione di Curzio dalle Carceri Nove, il suo ritorno nello Stato Pontificio, il suo arresto, e per ultimo la sua detenzione nella fortezza di Civita-Vecchia.

Fra il principe e sua moglie, lo sappiamo, s'era da lungo tempo impegnata una partita accanita, e la posta del giuoco era la vita di Curzio, quel giovane ch'era avvinto alla principessa con un misterioso legame.

Da principio la vittoria parve piegare dal lato della moglie, quando ella seppe disporre la fuga di Curzio con arte infinita al cessare dell'insurrezione, poi il marito aveva preso il sopravvento, comprando il soccorso di Giano, e facendo operare l'arresto del giovane, poscia pareva ch'ella avesse vinto, quando lo fece uscire dalle Carceri Nove, e condurre fino al di là del confine; il suo ritorno aveva riposto la superiorità dalla parte del principe: finalmente la sua reclusione nella fortezza di Civita-Vecchia tornava a dare la probabilità del trionfo alla principessa; ed era appunto in quel momento che il marito di lei si sforzava di riguadagnare il vantaggio.

Informato appuntino d'ogni cosa dal suo Giano, il principe concertava con esso i modi di riuscire nell'intento. In quella sera della festa Giano reduce appunto da una sua gita a Civita-Vecchia, era venuto a riferire al principe il risultato delle sue osservazioni, e a comunicargli un suo piano.