Il cardinale si degnò di sorridere benignamente all'indirizzo del cavaliere, e questi ne andò tutto gonfio del sorriso eminentissimo, più che non lo fosse per la sua croce, e per l'assessorato di là da venire.
La principessa pallida, pallida, e col bagliore della febbre negli occhi, passeggiava sotto il braccio all'avvocato Leoni. Ella sapeva ch'egli era stato innanzi alla Sacra Consulta il difensore di Monti e Tognetti, ma non ardiva d'interrogarlo sui particolari di quella seduta, chè troppo si sentiva lacerata nell'intimo del cuore al solo pensarvi.
L'avvocato le chiese di ballare seco un valzer, di cui l'orchestra aveva intuonato il preludio.
—Grazie! rispose essa con voce soffocata, non ballo stassera.
—Si sente poco bene? chiese il giovane, al quale non era sfuggito il tremito della mano, che posava sul suo braccio.
—No, soggiunse la signora; ma il caldo delle sale, lo splendore dei lumi, il chiasso della musica, mi hanno fatto girare la testa.
—Vuole che scendiamo in giardino? un poco d'aria fresca le porterà giovamento.
—Non vorrei che fosse troppo freddo.
—Potrà coprirsi colla sua mantellina.
E senza aspettare la risposta, Leoni corse a prendere la mantellina di casimiro, che la principessa avea deposta sopra un divano. Traversarono la sala, e giunsero alla loggia, dalla quale si scendeva al giardino. Era un portico magnifico a colonne di granito e a dipinti raffaelleschi, tutto chiuso dalle invetriate e adorno di specchi e di busti antichi.