—So che cosa volete: la vita di vostro figlio! mormorò a bassa voce la principessa, senza volgersi a guardare quella donna, che le faceva veramente paura.
—Egli è condannato a morte! intendete, signora? Aspetta il giorno del suo supplizio… e per vostra cagione!
—È vero, è vero: voi avete il diritto di accusarmi, di maledirmi; ma per quanto ho di più sacro, per la vita del figlio mio, vi giuro che io farò tutto quanto è possibile per salvare il vostro.
—Un'altra volta mi faceste la medesima promessa.
—Una forza irresistibile mi costrinse a mancarvi, ma questa volta…
Un subito rumore giunse all'orecchie delle due donne e dell'avvocato, che assisteva in silenzio a quel dialogo.
Il valzer era terminato: le liete coppie ritornavano a respirare l'aria aperta nel giardino; e si affollavano nella scala cianciando e ridendo.
—In nome di Dio, partite, gridò la principessa.
—Dunque me lo giurate? la vostra mano, signora! disse la Maria.
La principessa le porse la sua mano agghiacciata. La povera donna la strinse con forza, replicando: