—Io credo che sarebbe l'opera più buona che Vostra Santità possa eseguire in questo momento.

Pio IX stette alquanto pensoso in silenzio, poi soggiunse, ripetendo ciò che gli era stato detto all'orecchio ben cento volte in quei giorni:

—Eppure è necessario un esempio! così dicono tutti.

—Si vuole l'esempio della severità e del rigore; e non sarebbe più efficace quello della clemenza e del perdono?

—La baldanza dei nostri nemici cresce a dismisura.

—E si crede atterrarla col sangue?… Beatissimo Padre, io non dovrei parlare con argomenti umani a chi riceve le sue ispirazioni dal cielo; ma se guardiamo alla storia dei popoli e dei regni, vedremo che lo spargimento del sangue non ha mai rassodato un trono, ma piuttosto ne ha accelerato la caduta.

—Questo non potrà accadere della cattedra di San Pietro, la quale è fondamento di quella Chiesa, contro cui le porte dell'inferno non potranno mai prevalere.

—Appunto per questo, Santità, perchè siamo certi di quell'aiuto divino, che non sarà mai per mancarci, non abbiamo d'uopo di ricorrere a quei mezzi violenti, ai quali sogliono affidarsi i re della terra pel mantenimento delle loro monarchie. Solamente il vicario di Cristo può mantenersi intatto, come colomba che sorvola sul lago delle brutture umane, senza averne le ali insozzate.

Il Papa non rispondeva più, ma appoggiato colla faccia alla palma della mano, pensava. Quelle parole del cardinale avevano evocate le ridenti immagini del tempo passato, allorquando esso aveva seguiti i consigli di pace e di perdono, che Gesù Cristo gli trasmise dall'alto della sua croce, e disserrate le prigioni, e frante le catene, s'era vista intorno una famiglia amorosa ed esultante, e un popolo intero lo aveva chiamato l'angelo della redenzione. Per fermo quello era stato il tempo più bello della sua vita; quella fu l'aureola più splendente, che abbia mai circondato un capo coperto dal pesante triregno.

E il suo cuore, fatto sterile e duro da quella lunga solitudine del trono, ritrovava un'onda di tenerezza, alla quale si rannodava quell'indomito sentimento, che a traverso i traviamenti della vita, gli fa sempre ambire l'esaltamento e la glorificazione del suo nome.