Egli stava lavorando nel suo gabinetto; due giovani gesuiti francesi suoi segretari particolari, gli leggevano delle lunghe filze di rapporti segreti, ai quali egli apponeva di sua propria mano delle brevi postille in matita rossa.
All'ingresso del cardinale si levò in piedi, e fe' cenno ai segretari di lasciarli soli. I due frati uscirono. Il Generale indicò un seggiolone all'eminentissimo, e sedè dopo di lui.
Prima di assistere a quel colloquio, è necessario farsi un'idea della potenza straordinaria del Generale dei gesuiti.
In Roma esso è chiamato comunemente il Papa nero. Ed è cosa notoria che mentre il Papa bianco, ossia il vero Pontefice, non ha che un'autorità nominale ed apparente, come quella degli antichi dogi di Venezia, non v'ha nessuna potenza che stia sopra a quella del Papa nero.
Ciò proviene sopratutto da quella forza meravigliosa di organizzazione che seppe dare alla sua società Ignazio di Loyola, spirito veramente straordinario, mezzo soldato e mezzo estatico, che seppe associare l'elemento della subordinazione militare all'annientamento religioso, e così raggiunse l'ideale della passività nell'uomo, ridotto come una macchina in mano dei suoi superiori. Così i gesuiti hanno migliaia e migliaia di forze e d'intelligenze, spoglie di volontà, al servizio di una intelligenza e di una volontà, identificate in un uomo che è l'unico motore di tutto quell'immenso organismo. Questo è appunto il Generale, ossia il Papa nero.
Col mezzo dell'istruzione, della confessione, della stampa, del commercio, dei viaggi, usando a proprio vantaggio di tutti i progressi della civiltà, variando norme e sistemi a seconda dei tempi, il gesuitismo ha saputo dominare sul mondo, e resiste ancora agli attacchi incessanti della filosofia, della morale e del patriottismo.
In Roma i gesuiti sono i padroni veri della situazione, e usufruiscono del pari le truppe forestiere, l'obolo di San Pietro, le credenze religiose, e le influenze politiche. Il Papa, capo apparente della chiesa e il cardinale Antonelli, che regge il governo temporale di Roma, stanno sotto il dominio dei gesuiti. L'uno e l'altro hanno per confessore un padre gesuita incaricato di dirigere le loro coscienze, cioè di conformare i loro atti, nella sfera spirituale come nella temporale, agli intendimenti del loro Generale.
Pio IX, è poi il vero Pontefice che si richiede ai gesuiti; dominato com'è dalla vanagloria, egli si appaga degli elogi, degli omaggi e delle esaltazioni, in cui essi lo avvolgono, come in una nube d'incenso. Contento di quelle innocue soddisfazioni, come il fanciullo dei suoi balocchi, non imprende nemmeno un tentativo di rivolta contro la volontà che lo soggioga e dirige in tutte le sue operazioni.
È dunque vero che il potere del Papa nero è tanto solido e reale, per quanto è vano ed illusorio quello del Papa bianco.
—Reverendissimo Padre! cominciò il cardinale Rizzi, l'ora della mia visita le dirà abbastanza che si tratta di cosa della massima urgenza.