Tanta era l'impazienza del generale, ch'esso la prese dalle mani del cardinale, prima che questi gliela porgesse. La svolse, la guardò e appena ebbe posti gli occhi sull'exequatur papale, sul suo volto si dipinse quel sorriso, che poco prima si era ripercosso fra il padre Ferri, e il cardinale Antonelli.

Fra quelle tre persone regnava il silenzio. Antonelli si era seduto allo scrittoio. Il generale, ritto in piedi colla sentenza in mano, vi teneva fisso lo sguardo senza leggerla. Il gesuita stava in piedi in alto rispettoso vicino alla porta.

Il primo a rompere il silenzio fu il cardinale.

—Ed ora, disse, non resta a far altro che a dare esecuzione alla sentenza.

—E nel più breve tempo possibile, aggiunse a modo di coda il gesuita.

Il Generale tacque alquanto, poi disse:

—No!

E mentre pronunciava quel monosillabo, i suoi occhi mandarono un lampo che dava a quella parola una sinistra espressione.

Il cardinale, alquanto sorpreso di questo contegno, di cui non comprendeva il significato, soggiunse, rivolto al Generale:

—Che cosa dice, vostra reverenza? Non è urgente di dare questo esempio al più presto possibile?