Quante memorie, quanti affetti, quanti dolori si riassumevano in quella stretta! I due amici non si erano più riveduti dalla sera in cui furono arrestati nell'osteria della Sora Rosa. Quanto avevano dovuto soffrire dopo quella sera! Ed ora si rivedevano così vicini alla morte!…

Il primo a trovar la parola fu Tognetti, che disse:

—Povero Beppe! Dopo un anno ti rivedo! e in questo giorno!

—L'ultimo della nostra vita.

Gli astanti rispettarono quell'ultimo segno di amicizia e di ambascia dei due moribondi, e li lasciarono scambiarsi liberamente le supreme parole di addio.

—Povero amico! ripigliò Tognetti. Per colpa mia ti vedo ridotto a questo passo. Io fui che venni a cercarti, a toglierti dal seno della tua famiglia. Perdonami!

—Che io ti perdoni? rispose Monti. No, ciò che ho fatto lo feci perchè me lo consigliava la mia coscienza. Ho cercato di giovare, per quanto potevo, al mio paese: e ho una voce qui dentro che mi dice che il sangue che stiamo per versare non sarà inutile alla causa della libertà, della giustizia e della vera religione di Cristo.

—Coraggio, dunque, caro Giuseppe! Già, quanto avremmo vissuto ancora noi altri? Venti o trent'anni, e poi bisognava in ogni modo morire. Ebbene, figuriamoci di averli campati.

Poi mandò un sospiro, e proseguì:

—Solo mi duole per quella poveretta di mia madre, e anche per la buona Teresa, che mi voleva tanto bene.