—Sacrè non! grida lo zuavo rimasto al di fuori; e intanto tenta, scuotendola, la porta chiusa al di dentro.
—Mangiati la lingua, brutta figura! esclama la donzella entrata in una stanza, dove l'aspetta un'altra giovane.
—Che cos'è stato, Teresa? Che cos'è questo rumore? questa le chiede.
—Niente, niente, risponde. Figurati che andando a fare la spesa, ho incontrato un signore zuavo, che s'è messo a farmi l'occhio di triglia, e a dirmi delle paroline inzuccherate. Io, via senza badargli, e lui ha avuto il coraggio di seguirmi fino a casa, e voleva entrare per forza; ma io gli ho chiuso la porta in faccia ben bene.
Così dicendo Teresa aveva deposto il cesto che recava sotto il braccio, e ne aveva tratto dell'insalata, del pane e dei frutti che andava disponendo sul desco.
Intanto lo zuavo seguitava a far chiasso al di fuori, bussando alla porta, e urlando:
—Ouvrez non de Dieu!
E Teresa di rimando a gridare:
—Batti, batti! così ti battesse il core!
—Oh Dio! sclamò l'altra donna. Non vorrei che in questo frattempo arrivasse il mio Peppe. Se ritrova costui lì fuori, si compromette di certo.