—Or ora, se non se ne va, disse Teresa, vedrai, Lucia, che vado a cacciarlo via col manico della scopa. Ma taci: mi sembra che si sia persuaso e se ne sia andato da sè.
Infatti il papalino, stanco di bussare inutilmente o pauroso di qualche brutto incontro, aveva lasciata l'impresa.
Una bella bambina di cinque anni entrò nella stanza dov'erano Teresa e Lucia, e s'ebbe carezze dall'una e dall'altra. Era una brunettina fresca e vivace.
Quella ragazzina con una sorelluccia e un fratellino più piccoli di lei, erano i figliuoli di Lucia e di Giuseppe Monti suo marito.
Monti era un soprastante muratore, nato a Fermo, ma da più anni dimorante in Roma, dove per causa di lavoro si era stabilito colla famiglia.
Quanto alla romana Teresa, essa era una cugina di Lucia, rimasta priva, dei genitori in giovane età. Era tenuta dalla moglie di Monti in conto di una vera sorella.
Era vicina l'ora in cui Giuseppe soleva venire a casa per dividere colla sua famigliuola il pasto frugale, e ritornarsene poscia al lavoro quotidiano.
Lucia, avvicinatasi al focolare, attendeva alla minestra perchè si cuocesse; intanto Teresa accudiva ad altre faccenduole; e la piccola Paolina, così come lo comportava l'età infantile, prestava l'opera sua ora all'una ora all'altra delle due donne, con quel vezzo adorabile che è proprio della sua età, e spesso la madre ricambiava coi baci i suoi tenui servigi.
Finalmente le due cugine si diedero ad apparecchiare la mensa.
E Teresa non ristava di parlare colla sua spigliata loquela, mentre stendeva la tovaglia o recava i piatti, i bicchieri, le posate.