—Oh Dio mio! se Peppe sapesse!… Non gli dite nulla per carità!

—È meglio anzi avvertirlo, disse Teresa.

—Ah no!

—Eccolo.

Infatti Monti entrava nella stanza.

VI.

Giuseppe Monti.

Giuseppe Monti era un uomo di belle forme. I capelli e la barba, bruni gli uni e l'altra, contornavano il suo volto virile, espressivo, leggermente abbronzato dalle abitudini del lavoro; si leggeva ne' suoi lineamenti la bontà del carattere, accoppiata a quell'energia che ispira le forti risoluzioni. Lo sguardo de' suoi occhi neri, blando e amoroso nella calma, diveniva terribile se lo animava lo sdegno.

Monti era un bravo operaio; la naturale intelligenza e l'amore indefesso del lavoro avevano supplito in lui al difetto dello studio. Nella sua qualità di capo-maestro muratore, egli aveva condotto a termine dei lavori che avrebbero fatto onore ad un architetto. Eppure, modesto per natura, egli si era mantenuto nell'umiltà della sua condizione. Non essendo ingordo di danaro, non si era mai lanciato in quelle temerarie speculazioni di appalti, che spesso arricchiscono in breve ora i capi-maestri. Erasi sempre contentato di quell'onesto guadagno che bastava al sostentamento della sua famigliuola. Amantissimo della moglie e dei figli, passava con essi tutto il tempo che gli avanzava dal lavoro, e che altri operai consacrano alla gozzoviglia e al vizio.

Monti entrò in casa tutto animato di quell'intima soddisfazione, che investe l'uomo che ha lavorato quanto deve. Egli stava allora dirigendo una nuova fabbrica nelle vicinanze della Longara.