—Oh sì! lasciatemelo dire, proseguì la donna con maggior calore. Se tutti i sacerdoti fossero come voi, poveretto, che vivete a stento, e siete incapace di far del male, le cose della nostra santa religione andrebbero meglio. Sono i vizi dei cardinali, e della corte papale che hanno prodotti tanti scandali e tante eresie.
—Che cosa mi tocca sentire!
—Se volete dire la verità, don Omobono, pensate così anche voi.
In quella si aperse la porta ed entrò nella stanza un giovane sui ventidue anni: aveva una corporatura svelta, il volto melanconico, gli occhi vivaci; portava le vesti semplici dell'operaio romano. Quel giovane era il figlio di Maria, era Gaetano Tognetti.
—Mamma! mamma! esclamò egli, entrando in fretta, ed altro avrebbe aggiunto, ma quando vide il prete si oscurò nel volto, e tacque.
—Gaetano! soggiunse la madre. Che cosa volevi dirmi?
—Niente, niente; non serve, rispose Tognetti, che si era posto di cattivo umore, e andava guardando in cagnesco don Omobono.
Questi se ne accorse, e si levò in piedi.
—La non s'incomodi, sor prete, disse il giovane. Rimanga seduto.
—Oh no, signore! anzi me ne vado via. Signora Maria, vi riverisco.
Signor Gaetano!