—C'è di nuovo che questi spiritati garibaldini si vanno avvicinando alle porte di Roma: questa mattina stando a Porta del Popolo si sentivano le cannonate dalla parte di Ponte Molle. Se fanno tanto di passare il ponte, siamo belli e fritti; santa Vergine, che mai sarà di noi?
—Non vi spaventate poi tanto, don Omobono! E che credete? che i garibaldini entrando in Roma vorranno farvi del male? Scacciatevi dalla mente queste idee; essi non vogliono infin dei conti far altro che abbattere il governo del Santo Padre. Ma che vogliano commettere delle stragi e degli assassinii, questo non è possibile.
—Per me, signora Maria, non mi ci fido punto. In questo momento piuttosto che essere in Roma, vorrei trovarmi… che so io? al Perù, a Messico, e quasi quasi all'inferno, che Dio me lo perdoni. Solo il pensiero di vedere i garibaldini mi fa venire la pelle d'oca.
—Ma Garibaldi, sapete pure che non si trova cogl'insorti: egli è sempre a Caprera, dov'è guardato a vista.
—Ma con questi demoni ci sta però suo figlio, che sarà m'immagino un diavolo incarnato come suo padre. Domine! Domine! Libera nos Domine!
E così dicendo, don Omobono tutto tremante fece un segnale scongiuratore dell'esorcismo.
—Io torno a dirvi che vi calmiate, riprese Maria. Che cosa avete a temere voi che siete un povero prete infelice, che vivete si può dire di carità, e non avete mai fatto male ad alcuno?
—Oh questo poi è vero! non ho mai fatto male nemmeno a una mosca.
—Sono i cardinali, i prelati che devono temere, poichè per essi si avvicina il termine del potere e delle delizie mondane.
—Signora Maria! esclamò il pretoccolo, spalancando tanto d'occhi, anche voi! Che cosa mi fate sentire!