Mentre accadevano le cose narrate nei capitoli precedenti, Curzio, Monti, e Tognetti si accingevano all'opera, ch'era stata affidata al loro patriottismo. Una delle parti più importanti del piano d'insurrezione era certamente la mina della caserma Serristori.
La caserma situata nel rione di Borgo, e a poca distanza dal palazzo del Vaticano, era occupata dagli zuavi pontifici. Questo corpo è reclutato fra i clericali più fanatici e feroci, su tutti i punti del globo. È un'accozzaglia di gente, di stirpi, e di lingue diverse, che non ha altro vincolo comune se non che l'acciecamento e l'intolleranza religiosa. Sono i giannizzeri del potere temporale.
Facendo saltare in aria quella caserma, e con essa la maggior parte degli zuavi, si toglieva il nerbo principale delle truppe papali, e mentre gl'insorti si trovavano a fronte di un numero preponderante, s'impediva almeno che nuove forze sopraggiungessero ad opprimerli del tutto, siccome poi sgraziatamente avvenne.
Quella operazione non era però senza un grave pericolo, e si richiedeva ad eseguirla una straordinaria audacia combinata col massimo sangue freddo. Fu perciò che Tognetti, il quale godeva tutta la fiducia dei capi, avendo ricevuto insieme a Curzio l'incarico di quella impresa, pensò di associarsi nella esecuzione l'opera dell'amico Monti, del quale gli erano noti così il coraggio come la sicurezza.
Si trattava d'introdursi in un magazzino di armi sottoposto alla caserma, al quale si poteva accedere per una porta che si apriva sulla via di Borgo Vecchio, introdurvi dei barili di polvere, e appiccarvi il fuoco. Conveniva eludere la vigilanza delle sentinelle, e correre il pericolo imminente di rimanere vittima dell'esplosione.
L'impresa era stata da lunga mano preparata dai capi; erasi fabbricata una chiave, che poteva aprire dal di fuori il magazzino, si erano riempiti di polvere due grossi barili, e finalmente si erano eseguite delle esperienze, dirette a conoscere se l'esito del colpo sarebbe riuscito quale si voleva.
Fu concertato fra i tre compagni che Monti e Curzio per primi, passando per la via di Borgo Vecchio, sarebbero entrati rapidamente nel magazzino, richiudendo la porta; per essere pronti ad aprirla quando Tognetti, che andava in traccia dei barili di polvere, fosse sopravvenuto con quelli in una vettura.
Pochi istanti prima che Monti e Curzio entrassero nel magazzino, questo era occupato da più zuavi.
Un capitano si era recato, con un sergente e diversi soldati, a prendervi delle munizioni, per due compagnie che dovevano andare a rinforzare il posto di Porta San Paolo. Là, come sappiamo una intera colonna di pontificj aveva impegnata battaglia contro pochi valorosi, ed era stata respinta.
Mancavano pochi minuti alle sette ore, quando Curzio e Monti, entrarono dentro il magazzino, e lo trovarono affatto vuoto di gente.