Il loro ingresso era passato inosservato anche al di fuori.

Era una vasta camera terrena a vôlta, e in quel momento, dopo richiusa la porta vi regnava una perfetta oscurità.

I due compagni s'inoltrarono cautamente a tentoni, tenendosi per mano.

Curzio inciampò in qualche cosa che diede un suono metallico.

Sporse innanzi la destra e tastò. Era un fascio di fucili.

Procedettero innanzi, e questa volta fu Monti che incespicò, e quasi cadde: aveva inciampato contro un mucchio di mattoni.

Quivi si fermarono, argomentando di trovarsi nel bel mezzo del camerone.

—Eccoci nel magazzino, disse Curzio a bassa voce. E qui sopra sta la caserma degli zuavi.

—Ed ora, disse Monti, aspettiamo Tognetti. Non tarderà molto.

—Le cose sono male avviate, riprese il primo, e senza questo colpo decisivo la causa della libertà è perduta.