Tutti quelli ch'erano segnati in nero nel libro della polizia (ed erano molti) in quella sera venivano ricercati. Nessuno era sicuro nel proprio letto!

Cupo e silenzioso sorse il giorno 23 ottobre sull'angustiata città. Quanti patrioti poterono sottrarsi alla carcerazione, e passare illesi attraverso dei fitti cordoni di truppa che barricavano in ogni parte le strade, accorrevano presso il Comitato, dicendo:

—Bisogna continuare a qualunque costo!

V'era però una fatalità che si frapponeva a quella tenace energia: era la mancanza di armi.

Dopo la vittoria riportata da Menotti a Monte Maggiore, respingendo, gli zuavi del papa, il campo dei garibaldini giungeva fino a Monte Libretti, a poche miglia da Roma. La presenza di Garibaldi, che alcuni giorni prima era giunto fra i volontari, aveva infuso nuovo spirito in quei valorosi, ed essi si accingevano all'ultimo attacco. Però le fortificazioni dei pontificj non permettevano ai garibaldini di avanzarsi colla celerità, che avrebbero voluto adoprare.

L'insurrezione di Roma doveva agevolare l'opera loro: ma il primo tentativo di rivolta fu represso nel modo che abbiamo veduto.

Il Comitato, incuorato dal coraggio indomito dei patrioti, si dispose alla riscossa. Organizzò un nuovo movimento, e frattanto spedì dei messi al campo dei garibaldini, perchè facessero noto il bisogno estremo di armi, in cui si trovavano i Romani.

Fu allora che i prodi fratelli Cairoli si accinsero a quell'ardua impresa, che doveva costare all'uno di essi e a molti compagni la vita.

Si unirono ad altri cinquanta animosi, e caricati di un buon numero di fucili, presero via pei monti Parioli, con intendimento di penetrare ad ogni costo nella città, e recare quel prezioso soccorso ai cittadini di Roma.

Giunti alla vigna Glorio fuori di porta del Popolo, alla distanza di due miglia circa dalla città, si fermarono quivi ad aspettare, secondo i concerti presi, il momento opportuno per introdursi in Roma.