A San Lorenzo e Damaso una compagnia di Antiboini, che traduceva un drappello di prigionieri romani, fu assalita dal popolo, costretta a lasciare i prigionieri, e cacciata in fuga.

Altre pattuglie venivano nello stesso tempo aggredite con bombe all'Orsini verso piazza di Pasquino, a Santa Lucia della Chiavica, alla Trinità dei Pellegrini, ai Monti, e in altri luoghi.

Questi atti di disperata audacia costarono nuove vite di cittadini, ma non valsero a smuovere le falangi reclutate dall'avidità e dal fanatismo su tutta la superficie del globo.

Il fatto più memorabile di quei giorni, e che formerà soggetto d'altra storia, fu quello della casa Ajani.

In quel vasto lanificio di Trastevere alcuni patrioti andavano faticosamente raccogliendo armi e munizioni nell'intento di adoperarle nel nuovo tentativo che si ordiva.

Per opera dei soliti delatori, la polizia fu avvertita di quei preparativi. Alle due antimeridiane del 25 ottobre una compagnia di gendarmi, coadjuvata da un battaglione di zuavi si presentò alla casa Ajani, intimando la consegna delle armi e la resa.

Alla minacciosa intimazione i Romani risposero impegnando un sanguinoso conflitto. Erano cinquanta, e non avevano che 28 fucili e 20 bombe alla Orsini!

Quattro ore durò la lotta; e ad ogni istante accorrevano nuove milizie in soccorso degli assalitori.

Il popolo, dalle contrade vicine, tentava ogni mezzo per ajutare i difensori della casa. In mancanza d'armi, i popolani di Trastevere rovesciavano sul nemico mattoni, sassi, masserizie, quanto loro veniva alle mani.

Propagatasi la notizia del conflitto, da ogni parte i cittadini, quantunque inermi, tentavano di accorrere in soccorso dei loro fratelli, ma in ogni contrada le comunicazioni erano chiuse da un fitto cordone di truppe; vano ogni ardimento.