—Oh Dio! spiegati dunque.
—Capisci bene che in questo momento decisivo la città di Roma non può restarsene inoperosa; sarebbe un'infamia eterna per noi altri romani, se non avessimo partecipato al movimento. È vero che c'è una grande quantità di romani là fuori fra i volontari, ma pure anche quei di dentro bisogna che facciano qualche cosa.
—Dunque si farà una rivoluzione! esclamò la madre di più in più atterrita. E tu vi prenderai parte! E rimarrai ferito… morto, fors'anche!… Ah no, Gaetano, per amor di Dio!…
—Ecco qua come sono le donne! L'ho detto io che ti saresti subito spaventata. Ho voluto prevenirti, appunto perchè non ti agitassi troppo. Non v'è niente d'aver paura; sai, non si tratta che di una semplice dimostrazione, si faranno quattro schiopettate, e…
—Ah!
La madre mandò un grido, che le partì dal cuore, all'idea del pericolo che avrebbe corso il suo Gaetano in una mischia.
—No, no, soggiunse egli, che avvedutosi dell'effetto che avevano prodotto le sue parole, voleva attenuarne l'importanza. No, voleva dire che si spareranno delle bombe… cioè no! insomma sarà l'affare di un momento. E vuoi che io, proprio io, sia colpito? Eh! non c'è paura!
Maria si asciugò tacitamente gli occhi pregni di lagrime, poi disse:
—Povere donne! ecco qua il nostro destino: facciamo dei figli, diamo loro il nostro latte, li alleviamo con istenti e fatiche, perchè poi si espongano a questi rischi, per vederli un giorno feriti… insanguinati… Oh no! Gaetano, no, insomma: tu non devi esporti a quel modo. Lascia che gli altri vadano, ma tu…
—Se tutti dicessero così non si farebbe nulla… bisogna bene che
qualcuno si esponga. Via, mamma, calmati. Tu pregherai la Beata
Vergine, e vedrai che non mi succederà niente di male. È venuto
Curzio?