L'uomo lo seguì, e sedette vicino a lui, poi disse:

—Ebbene? Che volete, compare?…

Si arrestò; guardò meglio l'incognito, lo riconobbe, e soggiunse rispettosamente:

—Lei! eccellenza!…

Ma l'altro lo interruppe, facendogli segno di tacere; poi chiamò il garzone dell'osteria, e fece portare un boccale.

—Che cosa fai qui, mascalzone? chiese l'uomo che veniva chiamato eccellenza, mentre il suo interlocutore, dopo aver riempito il bicchiere, lo vuotava in un fiato.

—Io farei la medesima domanda a lei, rispose questi con quel tuono mezzo officioso, mezzo insolente, che assume qualche volta la bassa gente quando il superiore si pone al suo livello.

—Rispondi a me. Che cosa fai qui?

—Sto qui, così… per passare un'ora… per divertirmi.

—Tu menti, mio vecchio Giano.