II

Del peso della libra per l'oro e l'argento.

E perché alcuno potrebbe dire che l'autore avrebbe anco potuto nominare ed eleggere altro peso per l'oro e l'argento che quello della libra di Bologna, a ciò rispondo e dico: che, essendo stata fatta da lui prova, com'egli dice, nel conteggiare sopra il fatto delle monete, ed avendo ritrovato ch'egli è il piú accosto alli prezzi e valori dati ed usati ad essi preciosi metalli in questi tempi, onde, nel fare l'universal tassa delle monete giá fatte, esse, avuto riguardo alla quantitá del loro fino, per la maggior parte si troveranno restare nei loro reali dati valori, detratte solamente le mercedi delle fatture, come da lui nel capitolo VIII si narra; e perché è peso noto quasi in tutte le parti del cristianesimo ed in altre province, ed anco perché è necessario eleggerne un solo per far corrispondere in tutti i luoghi i conti dei pagamenti ad un modo, e per dover esser cosa non dannosa, ma sí bene utilissima ad ogni nazione: però egli l'ha cosí eletto, accioché tutto il mondo se ne possa servire per le cause suddette. Imperoché, se si volessero fare i pesi della libra variati e particolari a cittá per cittá, il tutto anderebbe in disordine, essendoché i danari sono maneggio in generale e non particolare a cittá per cittá ed a provincia per provincia, come forse da alcuni vien creduto essere particolari. E perciò il detto peso, con tutte le sue parti da esso dipendenti, cioè once, denari e grani, ragionevolmente dovrá esser usato ed osservato in ogni paese, cosí per l'oro e l'argento non coniato, come per il ridotto in monete, lasciando affatto tutti gli altri pesi sinora usati, e siano sotto qual nome essere si vogliano.

III

Della impressione delle note su le monete.

Ora, quanto al porre ed imprimere su le monete nuove, e d'oro e d'argento, le note del loro valore, della lega e di quante ne vadino alla libra, dimostrate e descritte nel capitolo XXII, dico ch'io tengo per fermo che non sará persona alcuna, di qualunque stato o grado esser si voglia, ch'opponga, con dire non essere mai stato in uso il cosí fare, overo che sará cosa di poca utilitade. E, se ciò fosse per sorte da qualcuno allegato, fa di bisogno che costui consideri bene quello che segue: cioè che, quando le dette note saranno cosí impresse, verrá vietato il poter tosare le monete cosí d'oro come d'argento, ed anco il far cerna o scelta delle alquanto grevi dalle altre. Essendoché nel fare i pagamenti tutte le monete d'una medesima sorte si potranno pesare a libra a libra, sí come ad ogni persona in particolare sará lecito ciò fare per cagione di esse note; e, se le monete non saranno in numero, secondo che dimostrerá la nota, sará necessario aggiungere tante monete dell'istesso valore e lega, che siano una libra giusta. E con quest'ordine resteranno fatti tutti li pagamenti integri e perfetti, sí come ampiamente nel capitolo XXVIII dall'autore è mostrato. Ed il simile si potrá fare di tutte le monete sinora fatte, che tassate saranno nel modo e con l'ordine dimostrato e descritto nella tavola a capitolo XLI.

E, se bene in tutte le zeche si è osservato il fare ogni sorte di monete valutate con i suoi valori, e sotto le leghe e dei numeri alla libra nei capitoli di esse zeche contenuti; nondimeno, stando fermi gli ordini usati, cioè il cavare le mercedi delle fatture dal corpo delle monete, non vi si possono imprimere le suddette note; conciosiaché non corrisponderebbe poi la rata della bontá di esse monete con il valore dato loro, ed in particolare nelle monete di minori leghe e valori, come tutto ciò apertamente si vede nella tavola fatta in essempio a capitolo XXXVII. E sapere si dee che ogni sorte di monete, e d'oro e d'argento, e ciascuna di esse, debbe avere queste notande qualitadi:

La prima è che siano fatte con real fondamento sopra l'uno per dodici e dodici per uno, in quanto al peso, tra l'argento e l'oro, sí come è detto.

La seconda, che il partimento di essi preciosi metalli sia fatto col numero aritmetico sopra i loro dati valori, corrispondenti ad uno per dodici e dodici per uno, per poter procedere in infinito senza rotti, cosí nel fare le leghe delle monete come nel compartirli proporzionalmente a moneta per moneta, e tanto nelle monete fine quanto nelle basse, e cosí in quelle di maggiori come in quelle di minori valori per le loro rate, affinché tutti i pagamenti si abbiano poi a fare con sodisfazione perfetta.

La terza, che dalla giusta quantitá in peso del puro e del fino di ciascuna moneta nasca il suo giusto e reale dato valore, e che dai valori delle monete si conosca la quantitá in peso della bontade intrinsica, fedelmente e veramente in esse posta.