Onde da queste quattro cosí regolate condizioni si può molto ben conoscere che i danari con gli ordini del Discorso fatti, per avere la loro vera origine, il principio e la regola dalla naturale filosofia e dall'infallibile aritmetica (come di ciò ne viene anco acennato dal magno Cassiodoro nel capitolo che incomincia « Licet universis populis », ecc. e nel capitolo « Omnis quidem utilitas publica », ecc., giá dal detto autore nel Discorso allegati), riusciranno e saranno dei loro reali ed integri dati valori; e che serviranno non solo per uso publico e commune degli uomini in far pagamenti, ma anco che serviranno e resteranno come medaglie a perpetue memorie de' prencipi e delle republiche, che cosí li avranno fatto fare ad onore e gloria loro. Cosa veramente nuova e molto degna, che sará utilissima alle genti in universale, che apporterá grandissima contentezza a tutti i prencipi, e dalla quale ne risulterá perpetua quiete nel maneggio delli danari in tutto il mondo.

IV

Che non si debbano cavare le fatture dal corpo delle monete.

E perché forse a molti parerá cosa molto strana e difficile il pagare le fatture delli danari overo il dare certa annua provigione alli zechieri che li faranno, a queste cosí fatte loro opinioni rispondo che ciò non dovrá parere cosa fuori del dovere; imperoché, o che si vuole che ogniuno abbia realmente il fatto suo nelli pagamenti con oro o con argento coniati, overo con le nominazioni ed i sopranomi alle volte alle monete dati, e come per proverbio antico si suol dire «che si dia o che si riceva l'ombra per la carne»: or dica ciascuno sopra ciò il parer suo.

E se i romani, giá dominatori del mondo, faceano a loro spese tutti i danari che in quel tempo si spendeano, qual sará la cagione che i prencipi, i signori, le communitadi, le arti ed i particolari, quali tutti insieme rappresentano il prencipato de' romani, non possano ciò fare? E, sí come un prencipe, una communitá ed altri dánno provigioni a molte persone meritevoli per le virtú loro, perché non potranno anco ciò fare agli ingeniosi ed onorati zechieri? Onde poi ne seguirebbe ch'essi piglierebbono molto meno, per conto delle loro mercedi, debite per le fatture dei danari, di un tanto per libra, da coloro che mettessero gli ori e gli argenti in zeca per farli coniare, di quello che ad essi zechieri fosse concesso per capitulazioni dai superiori di poter tôrre, quando che non fosse dato loro annuo salario o provigione alcuna. E da quest'ordine venirebbe facilitato il modo di poter fare la zeca universale, dovendo concorrere a questa cosí alta e degna impresa le republiche ed i particolari senza discrepanza alcuna, come a cosa importantissima e giustissima, la quale veramente sará a beneficio commune e del publico e del privato. E, perché dubito che molti diranno che il far fare i danari sará cosa di grandissima spesa, a questo facilmente rispondendo, dico che, non dovendosi fare i danari se non una volta sola, che il cosí farli sará minor spesa di quello che si può pensare: e forse che nei campi di ogni cittá si raccogliano l'argento e l'oro? Ed avvertire si dee che si faranno solamente quelle poche o assai quantitá di danari nelle cittadi, che sará di volere di chi le governano, tanto per le memorie loro come per usarle nello spendere; e per ciò non si fará se non quella spesa che sará di loro volere. Ed in questo modo i prencipi, le communitá, le arti ed altri potranno a ciò molto ben provedere, se però vorranno che da ogni persona sia ricevuto nelli pagamenti il giusto dovere dell'oro e dell'argento in monete ridotto, com'è detto; e se non vorranno che ogni qualch'anno i danari siano calati o banditi da luogo a luogo, com'è stato fatto a' tempi nostri per molte cagioni, ed in particolare per essere stati fatti essi danari e valutati comprese le loro fatture, e poi di tempo in tempo rifatti e rivalutati con nuove soprafatture, pur cavate dal corpo o dosso loro, e come tutto ciò si può vedere nel capitolo XLII.

V

Della tassa delle monete.

E, quanto alla tassa reale ed universale di tutte le monete sinora fatte, a me pare che ciò sará cosa facilissima di fare, dicendo l'autore nel capitolo XLI che, osservando l'ordine da lui dimostrato, essa si potrá fare a cittá per cittá ed a provincia per provincia ed in un medesimo tempo, se bene non sará dato aviso a vicenda dall'una all'altra, perché quelli della professione sanno molto bene a che leghe siano coniati gli ori e gli argenti nelle zeche di molte cittá e province; le quali leghe non potranno mai piú esser rimosse dal loro essere, nel quale ogni sorte di monete, e d'oro e d'argento, cosí le antiche come le nuove, si troveranno essere state fatte, perché giá sono terminate e firmate nel detto loro essere. E perciò, in questo proposito, di tutte le monete sinora fatte si potrebbe quasi dire:—Quello che è fatto è fatto.—E, quando anco non si sapessero cosí tutte, si potranno fare i saggi di quelle sorti di monete, delle quali non si sapessero giustamente le loro finezze; e in questo modo da ogni cittá particolarmente si potrá sapere il giusto valore di tutte le monete, e ad una per una, facendo poi fare le tariffe in stampa.

Ora, discorrendo sopra le tasse particolari delle monete, dico che, se si volessero tassare alcune sorti di monete d'argento e poi lasciare le altre nei loro correnti valori, tal tassa riuscirebbe molto disuguale; e ciò per le disproporzioni che sono tra le monete giá fatte, cioè da una sorte all'altra, avendo però riguardo alla quantitá in peso del loro fino, il quale non si troverebbe proporzionalmente corrispondere in esse monete, per cagione delle loro fatture, che sono comprese nei valori alle monete dati. E perciò le monete cosí tassate non resterebbono ferme sotto simil tassa: percioché o che sarebbono in altri luoghi trasportate; overo che sarebbono altrove rifatte e poi riportate a spendere con qualche vantaggi, sotto titoli o nominazioni d'altri valori, nei luoghi ove fossero state cosí tassate; overo che sarebbono nascoste, finché venisse il tempo di poterle di nuovo spendere sotto i loro primi dati valori, e forse anco per maggiori. E credo che tal fatto sia occorso molte volte in molti luoghi a' tempi nostri. E quello che vien detto sopra le monete d'argento, simil considerazione si debbe anco avere per le monete d'oro sinora fatte.

VI