La fede del Champlain riusciva a trionfare e la sua opera poteva dirsi ormai assicurata, quando dopo mille tentativi di colonizzazione si fondava finalmente nel 1627 sotto gli auspici dello stesso Richelieu, che se ne metteva alla testa, una società di 100 mercanti detta «Compagnia della Nuova Francia» con un capitale di 300,000 lire e due navi da guerra regalate dal re. Essa otteneva a perpetuità e con poteri sovrani l'intero paese dalla spagnuola Florida al circolo polare col monopolio perpetuo del traffico delle pelli ed un monopolio di 15 anni per ogni altro ramo di commercio: in compenso era obbligata a trasportare subito da 200 a 300 artigiani e lavoranti nella Nuova Francia, accrescendo il numero di essi fino a 4000 prima del 1643, ed a provvedere questi coloni di terreni coltivabili, mantenendoli intanto pei primi tre anni; i coloni poi dovevano essere francesi e cattolici; proibita d'allora in poi agli Ugonotti l'entrata nel paese ed espulsi quelli della setta ivi domiciliati; obbligata la compagnia a tenere tre preti almeno per ogni stabilimento.

Gli Ugonotti fuggiaschi meditarono allora d'impadronirsi della Nuova Francia e riuscirono infatti, sotto bandiera inglese, a conquistare Quebec invano difesa audacemente dal Champlain: la città veniva però poco dopo restituita alla Francia e ritornava la capitale dei possessi della Compagnia, rappresentata dal Champlain fino alla sua morte. Con lui si spegneva la notte di Natale del 1635 una delle figure più nobili di quella storia coloniale pel solito intessuta di delitti e di sangue, un soldato audace ed un leale politico, un grande esploratore, un credente ardentissimo senza esser bigotto, un conquistatore senza essere massacratore, un cavaliere senza macchia e senza paura.

Per opera sua i fondamenti della potenza francese erano ormai gettati nel Nord-America, ma l'edificio posava su basi troppo mal fide per essere duraturo. L'assolutismo della vecchia dinastia capetingia e la potenza dei Gesuiti, che erano ormai ritornati in America e si erano dati col solito entusiasmo spinto fino alla sete del martirio a convertire gl'indiani per fondare in quelle regioni un nuovo Paraguay, una monarchia feudale ed un sacerdozio sovrano, erano puntelli troppo tarlati dall'opera dei secoli per resistere all'onda impetuosa delle nuove idee, agli assalti vigorosi d'una razza incarnante quello spirito nuovo, che andava ormai aleggiando sulla vecchia Europa ed aveva trovato un focolare di sviluppo e d'energia nella stessa America, nello stesso territorio diviso fra le pretese francesi e quelle spagnuole: sulle rive dell'Atlantico, tra gli Allegani ed il mare, s'erano stanziati o si stavano stanziando Inglesi Olandesi e Scandinavi.

Gli Inglesi. — Era appena terminata, può dirsi, la guerra delle Due Rose, che l'Inghilterra approfittava della tranquillità assicuratale dalla mano energica di Enrico VII per sviluppare le sue industrie e allargare i suoi commerci ristretti fino allora più che altro ai mari settentrionali: così, mentre da un lato le fiere inglesi attiravano in gran numero i mercanti lombardi, dall'altro la città trafficante di Bristol, chiamata dai contemporanei la Lubecca o Venezia inglese, diventava e per la sua postura occidentale e per le tradizioni sue commerciali, quale centro della pesca nei mari d'Irlanda, il centro maggiore di quel vivace spirito d'intrapresa, che ben s'accordava coi disegni del monarca geloso delle grandi risorse fruttate alla Spagna dalle scoperte marittime dell'epoca.

Ed un mercante veneziano infatti residente a Bristol, Giovanni Caboto, induceva senza fatica il re inglese a concedergli nel 1497 una patente di monopolio coloniale, che desse a lui ai figli ed eredi il diritto esclusivo di percorrere a proprie spese i mari dell'ovest dell'est e del nord, prendendo possesso delle nuove terre da scoprire quali vassalli della corona inglese; salvo l'obbligo pei concessionari di sbarcare nel porto di Bristol al ritorno da ogni viaggio e di pagare alla corona il quinto dei profitti di esso.

Il primo viaggio, come del resto i seguenti, non apportò al Caboto alcun lucro, ma in compenso egli s'acquistava la gloria imperitura di aver scoperto per il primo il continente nord-americano e dava su questo all'Inghilterra tutti gli eventuali diritti, che derivavano secondo lo spirito dell'epoca dalla priorità della scoperta.

Se mancarono quindi i vantaggi immediati, non andò perduto per l'avvenire di quella nazione l'impulso dato alla marineria britannica dalle scoperte di Giovanni e più ancora del figlio Sebastiano Caboto, che nel 1498 toccato una seconda volta il Labrador si spingeva lungo la costa americana fino all'attuale Maryland, e più tardi, messosi alla ricerca d'un passaggio al nord-ovest, entrava nella baia denominata un secolo dopo dall'Hudson.

La posizione geografica, lo sviluppo considerevole della popolazione, la passione dei viaggi e delle scoperte propria dell'epoca con tutti i sogni romantici ad essa inerenti, la gelosia per le scoperte spagnuole e la necessità di difesa marittima contro quel popolo, l'esercizio del commercio sulle coste dell'Africa, la politica di Enrico VII curante degli interessi commerciali nonostante il suo tirannico governo, e più ancora quella di Elisabetta animata dall'intento di assicurare al paese il primato nei mari, erano tutte cause che dovevano spingere l'Inghilterra ad assecondare prima e continuare poi anche nei mari del nuovo mondo, come in quelli settentrionali dell'antico, l'opera iniziata dal suo «grande pilota» e da lui condotta, con costanza non inferiore al suo genio, sino alla morte. Marinai e lavoratori, scienziati ed avventurieri fanno delle terre d'oltre Atlantico l'oggetto del loro pensiero, la sede dei loro castelli dorati: ed ecco nel 1576 e negli anni seguenti i viaggi nei mari polari d'America organizzati, qualcuno a spese della stessa Elisabetta, dalla tenacia indomita del Frobisher, che considerava la scoperta del passaggio del N. O. «come la sola cosa al mondo che vi fosse ancora da fare e che potesse procurare ad un genio distinto la gloria e la fortuna», viaggi importanti per le scoperte geografiche più che per i risultati pratici, che si ridussero al trasporto di vascelli carichi di pietre scambiate per oro dall'ingordigia febbrile degli esploratori; ecco le prodezze, segno anche queste dei tempi, di Francesco Drake, vero pirata a danno dei nemici dell'Inghilterra, il quale, inteso a saccheggiare dal 1577 al 1580 i forti spagnuoli dell'Oceano Pacifico, prende piede per il primo sulla costa occidentale dei moderni Stati Uniti, denominandola Nuova Albione; ecco infine dei progetti non di semplice scoperta e conquista di terre americane ma di colonizzazione vera e propria con sir Umfredo Gilbert, che nel suo «Discorso per dimostrare il passaggio di Nord-Ovest per il Catai e le Indie Orientali» scrive: «Noi potremmo abitare una parte di quei paesi e trasportare colà quella gente bisognosa, che adesso disturba la nostra società, e per le tristi condizioni in patria è portata a commettere misfatti e cattive azioni, talchè ogni giorno la vediamo salire il patibolo».

Ottenuto un brevetto abbastanza largo, per quanto concepito secondo le teorie commerciali dell'epoca, e riunita una schiera di emigranti volontari, il Gilbert metteva alla vela per l'America nel 1579 una prima volta, ed una seconda nel 1583 ma senza alcun risultato; in quest'ultimo viaggio anzi naufragava egli stesso, mentre seduto a poppa con un libro tra le mani incoraggiava filosoficamente i suoi colle parole «per mare come per terra siamo del pari vicini al cielo»!

Ai rischi di tale spedizione aveva partecipato un fratellastro del naufrago, Gualtiero Raleigh, il quale in quell'elevato patriottismo, in quella gelosia dell'onore della prosperità del progresso dell'Inghilterra, che lo facevano l'antagonista inesorabile delle pretese spagnuole, trovava la forza di volontà per continuare e compiere ad ogni costo l'opera del Gilbert. Se Elisabetta nella speranza di un iperboreo Perù nei mari glaciali d'America favoriva le spedizioni polari, il Raleigh animato dalle idee stesse del Gilbert non risparmiava sacrifici pur di colonizzare a vantaggio del proprio paese il nuovo mondo, diffondendone al tempo stesso in Inghilterra in tutti i modi la conoscenza ed ispirando per esso il più vivo interesse.