Così la Spagna, che poco prima non voleva sentir parlare di pace se non a condizione della resa di Gibilterra, e la Francia, che aveva proposto all'Inghilterra l'abbandono di tutte le conquiste indiane salvo il Bengala, venivano a più miti consigli, delusa la prima nelle mal concepite speranze, esausta finanziariamente la seconda; ed a trattative pure scendeva l'Olanda attaccata anch'essa nelle sue colonie e rovinata nel suo commercio.
Il trattato provvisorio pertanto, cui avevano condotto già nel novembre 1782 i negoziati susseguiti alla resa di Yorktown e pel quale gli Angloamericani ottenevano il riconoscimento completo della loro indipendenza e sovranità da parte della madrepatria, trovava presto piena conferma nella pace generale.
La pace di Parigi del 3 settembre 1783 registrava ufficialmente la nascita di quella nuova nazione, cui 70.000 martiri della libertà avevano dato col sangue il battesimo; ed un contemporaneo, il Watson, poteva scrivere senza dover essere smentito dal futuro, che l'esito fortunato della rivoluzione americana avrebbe, secondo ogni verisimiglianza, esercitato «un'efficacia reale sulla storia dell'intera specie umana».
Nel 1776, allorchè le colonie ribelli avevano proclamato la loro indipendenza, gli Stati Uniti si limitavano alla riva dell'Atlantico, non oltrepassando all'ovest la catena degli Appalachiani che per toccare le rive dei due grandi laghi Erie ed Ontario e le foreste rivierasche dell'Ohio, in tutto un milione circa di kmq. Questa superficie veniva invece più che raddoppiata nella pace del 1783, stipulandosi in essa che la linea mediana del Mississippi avrebbe limitato il territorio degli Stati Uniti lungo tutto il confine occidentale sino al 31º grado di latitudine, col quale cominciava la Louisiana. Al sud il territorio veniva limitato dalla Florida appartenente agli Spagnuoli; al nord il confine veniva fissato al corso della riviera Saint Croix e rimaneva invece mal definito più oltre, correndo a mezzogiorno dei Grandi Laghi sino al Mississippi lungo un territorio non bene esplorato[16].
Su questa grandiosa base territoriale, destinata inoltre ad essere più che quadruplicata dalle compere, annessioni e conquiste successive, una nuova democrazia plebea, assisasi accanto dei più superbi imperi, elevava un nuovo edificio, rappresentante il trionfo dell'eguaglianza naturale sui privilegi, della sovranità popolare sulle autorità irresponsabili, della libertà più assoluta di pensiero di parola di stampa d'industria di commercio sul connubio liberticida fra chiesa e stato, sulle limitazioni e restrizioni di tutte le umane attività. Esempio ed incoraggiamento migliore di questa prima e fortunata insurrezione contro il passato non poteva il nuovo mondo, in compenso del patrimonio ereditato, dare all'antico per l'opera generale di rinnovamento, cui tendevano le nuove forze sociali dell'epoca.
NOTE AL CAPITOLO SETTIMO.
[15]. Vedi tale Dichiarazione in appendice al volume.
[16]. Sulla Rivoluzione americana cfr. Frank Moore: Diary of the American Revolution from newspapers and original documents (New York 1860): sulla parte avuta in essa dal Washington vedi Vie, correspondance et écrits de Washington, avec une introduction de M. Guizot. Paris, 1839. 4 vol. in-4.
CAPITOLO VIII L'organizzazione politica della nuova società.
§ 1. Impotenza della Confederazione — § 2. La convenzione di Filadelfia ed i suoi dibattiti politici, economici e sociali — § 3. La costituzione federale e l'amministrazione locale.