[14] Alla lettera: che pesavano una tonnellata: tonne greet (a great ton). Altri intende: che avevano la circonferenza di una botte (tun).
[15] Il testo dice, con espressione vaga ed oscura: il lamento armato (armed complaint).
[16] Letteralmente: mille che non erano morti di malattia, ma erano stati uccisi (a thousand, slaine, and not of qualme ystorve).
[17] L’epiteto hoppesteres, dato qui alle navi, non sembra molto chiaro ai critici e ai commentatori del poeta. La parola non ricorre altrove, e non ha altri riscontri nella poesia del Chaucer, i quali possano recare un poco di luce. Io ho tradotto secondo l’etimo supposto dal Tyrwhitt, il quale farebbe derivare questa voce dal sassone to hoppe che significa danzare. L’immagine delle navi danzanti sulle onde, che di per sè è abbastanza poetica, qui pare poco appropriata. Ed è strano che il Chaucer, il quale in questa disordinata e barocca descrizione del tempio di Marte si è valso non poco della Teseide, traducendola qualche volta quasi letteralmente, abbia avuto l’idea poco felice di trasformare «le navi bellatrici (che il Chaucer abbia letto «ballatrici»?) del Boccaccio» e le «bellatrices carinae» di Stazio, in navi danzatrici.
[18] La spada di Damocle.
[19] Nota lo Speght (Op. cit., Gloss.) che Puella e Rubens sono in geomanzia i nomi di due figure che rappresentano due costellazioni celesti. La prima significa Marte retrogrado, la seconda Marte diretto.
[20] Il poeta con un giuoco di parole, che traducendo non è possibile mantenere, suppone che qualcuno possa intendere male il nome pronunciato dal Cavaliere, e confondere fra Dyane (Dafni) e Dyane (Diana). Per un simile bisticcio Cfr. la «Novella del Mercante d’indulgenze» pag. 285.
[21] His eyen were cytryne (gli occhi erano del colore del cedro).