[5] Hath brought him in the snare. (Lo portò nel laccio).
[6] Letteralmente: ora sulla cima del colle, ed ora giù in mezzo ai pruni della siepe (Now in the croppe, now doun in the breres).
[7] Mars the reede (il rosso Marte). Ho tradotto l’epiteto del Dio della guerra con la stessa parola del Boccaccio (Tes. I. 3.) che il Chaucer manifestamente ha voluto tradurre.
[8] L’espressione del testo è questa: non ne sa più di quello che ne sappia un cuculo o una lepre (sche woot no more, than wot a cuckoo or an hare).
[9] La frase non troppo chiara: he may go pypen in an ivy leef (deve andare a suonare la piva in una foglia d’ellera) è tolta da qualche antico modo proverbiale. A me l’idea della piva, contenuta nel verbo pipen, ha suggerito la nostra efficace espressione popolare, che non mi sembra qui male appropriata.
[10] Il testo dice un carretto pieno d’oro (of gold a fother).
[11] A citole. Che per questa parola si debba intendere uno strumento è ammesso, facilmente, da tutti: ma in che cosa questo strumento consista, nessuno lo spiega. Il Tyrwhitt (Op. cit. Gloss.) rimanda al dizionario del Du Cange alla voce Citola, e riferisce l’opinione del Hawkins (History of Music, vol. II. p. 106 n.) secondo la quale lo strumento qui nominato sarebbe una specie di dulcimello (Dulcimer).
[12] La lezione è incerta e varia. È chiaro però che qui si parla di un turbine impetuoso di vento.
[13] The northern light in at the dore schon. La fantastica immagine è del Chaucer: il Boccaccio (Tes. VII. 32) traduce, non troppo esattamente, da Stazio (Teb. VII. 45).