IL CANTARE DI SER THOPAS
[1] Il miracolo al quale qui si accenna è quello con cui finisce la novella raccontata precedentemente dalla madre superiora (cfr. Prologo gen., pag. 6).
[2] Il Chaucer immagina di aver preso parte anch’egli al pellegrinaggio a Canterbury, insieme con tutti gli altri personaggi da lui descritti nel prologo (cfr. Prologo, pag. 30), quindi, venuto il suo turno, fu pregato anche lui dall’oste di fare il suo racconto.
[3] Ho tradotto la voce payndemayn del testo secondo la spiegazione proposta dal Tyrwhitt, il quale afferma che la provincia di Maine era rinomata, al tempo del Chaucer, per la finezza e bianchezza del pane. L’etimologia, da altri supposta, da panis matutinus (pain de matin) è dimostrata erronea dallo Skeat (op. cit., n.). L’Hertzberg traduce semplicemente: Semmelbrod.
[4] jane (da Janua=Genoa). Antica moneta genovese, che non so se corrispondesse, in realtà, alla genovina.
[5] Letteralmente: o buona a conservarsi anche nel baule (Or far to lay in cofre).
[6] So swette, that men might him wrynge (Sudava tanto, che si poteva strizzare come un panno fradicio.)