Ed egli rispose: «Piuttosto che rinunziare a Costanza, io son disposto, decisamente, a farmi cristiano. Io debbo essere suo, e non posso fare diversamente, perciò, ve ne prego, risparmiatevi qualunque osservazione di questo genere; pensate piuttosto a salvarmi, e cercate con ogni mezzo di farmi avere colei, dalla quale dipende la mia vita: poichè io sento che non posso vivere molto in mezzo a tanto dolore».

Perchè andare ancora per le lunghe? Per mezzo di trattative e di una ambasceria, con la mediazione del papa e di tutta la Chiesa, e con l’approvazione di tutta la nobiltà, fu stabilito, a dànno della religione maomettana e con vantaggio della cara legge di Cristo, quanto sentirete.

Fu stabilito, cioè, che il Sultano, tutti i suoi baroni e tutti i suoi sudditi, si farebbero cristiani, ed egli sposerebbe Costanza (con non so quanto di dote, ma certo una bella somma), e così la sua vita sarebbe salva. Così fu convenuto e giurato da ambo le parti: ed ora, bella Costanza, Dio onnipotente ti accompagni.

Qualcuno ora s’aspetterebbe forse che io raccontassi, per filo e per segno, tutti i preparativi che l’Imperatore e la sua corte fecero per le nozze di Costanza. Ma ognun di voi s’immagina bene che non sarebbe possibile raccontare, in quattro e quattr’otto, tutto ciò che si fece nell’occasione di un avvenimento così grande.

Vescovi, conti, contesse, cavalieri di gran nome, ed altri personaggi, in una parola, furono mandati, ad accompagnarla. E fu annunziato a tutta la città che ognuno pregasse devotamente Cristo, affinchè volesse proteggere questo matrimonio, e accompagnasse per viaggio la spedizione.

Venne il giorno della partenza (il triste, fatale giorno, aggiungo io), chè ormai non v’era più da aspettare, e tutti erano pronti. Costanza, straziata dal dolore, si levò pallida dal letto, e si vesti preparandosi a partire, vedendo bene che non le restava altro da fare.

Ahimè! Qual meraviglia ch’ella piangesse? Lei che da quelli stessi i quali l’avevano tenuta fin allora così caramente, era mandata ora in un paese straniero, legata e soggetta ad un uomo che non aveva mai visto nè conosciuto? Io non voglio dire altro: ma so che in generale riescono sempre buoni mariti coloro che hanno conosciuto per tempo la loro moglie.

«O babbo, diceva lei al momento di partire, la tua sventurata Costanza, la tua giovine figliuola, che con tanto amore hai visto crescere; o mamma mia, che dopo Cristo, il quale sta su nel cielo, sei la cosa a me più cara nel mondo, Costanza, la figliuola vostra, si raccomanda a voi. Pensate che essa deve andare in Siria e forse non vi rivedrà più.

Ahimè, io devo andare in quel barbaro paese, perchè voi lo volete. Cristo che morì per la nostra redenzione mi conceda almeno la forza di poter fare la sua volontà. Io, disgraziata donna, non mi curo di morire: noi siamo nate per essere schiave e per fare penitenza sotto il dominio dell’uomo.»

Io ci scommetto, vedete, che nemmeno quando Pirro abbattè le mura di Troia e Ilio andò in fiamme, o quando cadde Tebe, e neppure a Roma in mezzo alle stragi di Annibale che vinse per tre volte i Romani, si sentì un pianto così commovente e pietoso come in camera di Costanza al momento della sua partenza. Ma o piangendo o ridendo la poveretta dovè partire a tutti i costi.