O crudele firmamento, tu nel tuo primo moto[1] quotidiano accozzi e trascini insieme, girando da oriente ad occidente, tutto ciò che da natura avrebbe avuto un altro indirizzo. I tuoi giri disposero le stelle in modo che, fin dal principio del doloroso viaggio, Marte distrusse questo matrimonio.

Malaugurato oroscopo, per l’obliquo moto del quale il signore[2] è caduto, irremissibilmente, nel buio più profondo! O Marte, in questo momento tu sei Atyzar[3]! O pallida luna, il tuo cammino è sventurato; poichè tu volgi il corso colà dove nessuno ti vuole, ed hai abbandonato quel luogo dove stavi benissimo.

Ahimè, stolto Imperatore di Roma! Non c’era proprio un astrologo in tutta la tua città? Non potevi scegliere, almeno, un tempo migliore di questo per il viaggio di nozze? Specialmente alle persone della tua condizione manca forse il tempo di scegliere una bella giornata, e di consultare l’oroscopo, prima di mettersi in mare? Ma la questione, ahimè, è che noi siamo troppo ignoranti e troppo corti di cervello.

La bella fanciulla, dunque, tutta addolorata, fu accompagnata da un gran seguito, e con tutti gli onori, sulla nave, e prima che questa si allontanasse disse: «Ora, Gesù Cristo sia con voi». E così, bella Costanza, buon viaggio; giacchè non c’è rimedio. La povera fanciulla faceva di tutto per non tradire il suo dolore; ma lasciamola navigare e andiamo avanti.

La madre del Sultano, che era un vero pozzo di vizi, aveva spiato tutto, e s’era accorta del proponimento fatto da suo figlio di abbandonare l’antica religione di Maometto; e subito adunò il consiglio, e quando tutti furono presenti per sentire che cosa aveva da comunicare, si assise, e disse così:

«Signori, voi tutti saprete che mio figlio sta per abbandonare le sante leggi del nostro Corano, datoci da Maometto messaggio di Dio. Ebbene, io faccio voto all’altissimo Signor nostro di perdere la vita, prima di rinnegare la religione di Maometto.

Che vantaggio può venirne a noi da questa nuova religione, se non servaggio e sofferenze, e d’essere trascinati all’inferno per avere rinnegato Maometto il nostro creatore? Signori, dunque, mi assicurate di approvare il mio consiglio? Se lo approverete, io vi salverò in eterno».

Tutti approvarono, e giurarono di vivere o morire con lei, e di non abbandonarla. E ciascuno prese l’impegno di fare il possibile perchè i propri amici prestassero l’opera loro. La Sultana allora si mise all’impresa nel modo che sentirete, e disse a tutti queste precise parole.

«Noi fingeremo da principio di andare lieti al battesimo: tanto un po’ d’acqua fresca non ci potrà fare un gran male; ed io farò preparare tali feste e in mezzo a tanta allegria, che il Sultano, certamente, non sospetterà di nulla. Dicono che sua moglie sia la più pura e più bianca creatura battezzata: ed io vi prometto che essa non riuscirà a lavare tutto il rosso del sangue che la bagnerà, quand’anche portasse con sè una fontana».

O Sultana iniqua, nuova Semiramide, serpente dall’aspetto di donna, donna simile al serpente che sta giù nel profondo dell’inferno, femmina ingannatrice, in te, nido d’ogni vizio, si accoglie tutto ciò che corrompe la virtù e l’innocenza per mezzo della malizia.