E tu, o Satana maledetto, dal giorno che fosti cacciato dal nostro regno, ben ritrovasti subito la via di tornare fra noi per mezzo della donna. Tu facesti sì che Eva ci trascinasse nella schiavitù, e tu ora sconcludi questo matrimonio cristiano. Quando non vuoi comparire, ahimè, tu ti servi, pei tuoi malvagi fini, della donna.
La Sultana che io rimprovero e maltratto in questo modo, lasciò maturare a poco per volta il suo disegno preparandogli la strada; e senza farla tanto lunga ecco che cosa fece. Un giorno, montata a cavallo, se ne andò dal Sultano, e gli disse che aveva deciso di rinnegare la fede maomettana, e voleva ricevere il battesimo dalla mano del prete, pentita di essere rimasta tanto tempo pagana.
E lo scongiurò di concederle l’onore di festeggiare il popolo cristiano al suo arrivo nella Siria dicendo: «Io farò tutto quello che potrò per fargli onore». E il Sultano rispose: «Farò tutto ciò che vorrete, madre mia». E in ginocchio la ringraziava della sua domanda, e non sapeva più che cosa dire dalla contentezza. La Sultana allora lasciato suo figlio se ne ritornò a casa.
Intanto i cristiani toccarono terra, e giunsero in Siria accompagnati da un grande seguito. Allora il Sultano mandò un messo a sua madre e attorno per tutto il regno, annunziando che sua moglie era finalmente arrivata, e pregando tutti di volere andare incontro alla regina, per tenere alto il decoro del regno.
La folla dei Sirii e dei Romani era immensa, e tutti erano splendidamente vestiti. La madre del Sultano, riccamente abbigliata, con molta festa ricevè la sposa, e con tutta la gioia con cui una mamma accoglierebbe la propria figliuola. Quindi il corteo, montato a cavallo, si avviò solennemente alla città, che era poco lontana dal mare.
Il trionfo di Giulio Cesare, che Lucano leva fino alle stelle, non fu certo più splendido e maraviglioso di quello che questa festante turba celebrò. Ma quel velenoso scorpione della Sultana, col suo maligno spirito, sotto sotto meditava il morso mortale.
Quando la comitiva fu giunta al palazzo, il Sultano, nella sua splendida divisa, andò, esultante e pieno di gioia, a riverire la sposa. Lasciamoli lì ora in mezzo al tripudio, e veniamo al momento in cui tutti pensarono che era ora di finire la veglia, e di andarsene a riposare.
Intanto venne il giorno in cui la vecchia Sultana aveva stabilito di festeggiare, come ho già detto, il popolo cristiano, e tutti i figli di Cristo si erano preparati per la cerimonia. Bisognava vedere che cosa fu in quella occasione: il lusso e lo splendore uno non se l’immagina nemmeno; ma prima di alzarsi da tavola la pagarono salata.
O improvviso e inaspettato dolore, tu succedi a ogni mondana gioia, che deve essere sempre bagnata dal pianto. Ogni nostra felicità ha per fine le lacrime. Non dimenticate mai questo consiglio pel vostro bene: ogni volta che vi pare d’essere felici, abbiate sempre davanti agli occhi il dolore e la sventura, che non tarderanno a raggiungervi.
Per farvela corta, dunque, il Sultano e tutti i cristiani furono tagliati a pezzi mentre stavano a tavola, e la sola Costanza scampò all’eccidio. La maledetta vecchia con l’aiuto dei suoi riuscì a compiere questo esecrando delitto, per diventar lei imperatrice.