O Donegilda, l’inglese nel quale io parlo non può descrivere la tua cattiveria e la tua tirannia: e perciò ti abbandono al tuo demonio, il quale penserà lui a far conoscere il tuo infame tradimento. E tu sei un essere umano? No, affè di Dio, io mento: tu sei uno spirito diabolico, io oso dire che sebbene tu cammini in questo mondo, l’anima tua è giù nell’inferno.
Il messaggio, dunque, si congeda dal re, e si ferma, anche al ritorno, alla corte della madre di lui, la quale ne fu molto contenta, e cercava soddisfarlo in tutto quel che poteva. Egli bevve, e si rimpinzò bene la pancia, e quindi cominciò a dormire e a russare, da pari suo, tutta la notte, fino a che si levò il sole.
Anche questa volta gli fu rubata la lettera del re, che fu sostituita da una contraffatta, nella quale il re domandava al Castellano, sotto la pena di impiccarlo per punizione, che non permettesse a Costanza di rimanere nel suo regno più di tre giorni e la quarta parte di una marea.
Aggiungeva che la mettesse, col bambino e con tutta la sua roba, nello stesso bastimento in cui era stata trovata, e la spingesse lungi da terra, ordinandole di non farsi più vedere.—O mia Costanza, ben doveva l’animo tuo sentir paura e soffrire sognando, allorchè Donegilda macchinò quest’infamia.
Il messaggio la mattina svegliatosi prese la via pel castello, e portò la lettera al Castellano, il quale quando la lesse non potè fare a meno di dire: «Ahimè, ahimè! Cristo Signor nostro, come può durare questo mondo con gente così piena di malvagità?
Dio possente, se questo è il tuo volere, poichè tu sei giudice infallibile, come puoi tu permettere che muoia l’innocenza, e la gente malvagia regni in prosperità?—O buona Costanza, ahimè, povero me, io debbo essere il tuo carnefice, o morire di una vergognosa morte, senza scampo.»
Tutti, giovani e vecchi, quando seppero che il re aveva mandato quella maledetta lettera, si misero a piangere: Costanza con la faccia pallida come quella di un morto, il quarto giorno si avviò verso il bastimento. E nonostante il suo dolore sopportò di buon animo il volere di Cristo, e inginocchiatasi sulla spiaggia, disse: «Signore, sia sempre ben venuto ciò che tu mi mandi.
Colui che mi salvò dalla falsa accusa mentre ero qui fra voi in questa terra, mi può proteggere dal male e dalla vergogna in mezzo al mare salato, sebbene a me non sia dato ora di vedere come potrà salvarmi. Ma Egli è ancora potente come è stato sempre, ed io ho fede in Lui e nella sua cara Madre. Egli è la mia vela e il mio timone.»
Il bambino le piangeva fra le braccia; allora lei inginocchiatasi, amorosamente gli disse: «Taci, figliolino mio, io non ti farò alcun male.» Indi si levò di testa il fazzoletto, e con quello gli coprì il viso, e cominciò a cullarlo tra le braccia, in fretta, levando gli occhi al cielo.
Poi disse: «Madre, vergine santa Maria, per colpa purtroppo della donna, il genere umano fu perduto e condannato a morte, e per questo il figlio tuo fu messo in croce. Gli occhi tuoi benedetti videro tutto il suo tormento: perciò non c’è paragone fra il tuo dolore e quello che qualunque donna può sopportare.