E infatti anche i nostri sposi ci andarono, e ne avevano, d’altronde, tutto il diritto. È vero che il candore di una sposa è una cosa santa: ma, come si fa? Vien la notte in cui essa deve piegare la testa davanti a certe piccole necessità, che piacciono a chi le ha dato l’anello di sposa; e allora non c’è rimedio: per un poco bisogna mettere da una parte la santità.
Dopo qualche tempo Costanza rimase incinta, e Alla, dovendo andare a combattere contro la Scozia, affidò la moglie al suo Castellano e alle cure di un vescovo. La bella Costanza, la moglie umile ed affabile del re, andò innanzi con la sua gravidanza, finchè un giorno, aspettando il volere di Cristo, si mise in letto coi dolori.
Venne il momento, ed essa partorì un maschio che fu battezzato col nome di Maurizio. Il Castellano mandò subito un messaggio, e scrisse al re Alla, dandogli la fausta novella insieme ad altre notizie. Il messo prende la lettera, e se ne va per la sua strada.
E con la speranza di guadagnare qualche cosa, va in fretta e in furia dalla madre del re, e dopo averla salutata cortesemente, le dice: «Signora, potete bene essere felice e contenta, e ringraziare mille e mille volte Dio: la regina ha partorito un maschio, che senza dubbio sarà la gioia e la benedizione di tutto il regno.»
Ho qui la lettera sigillata che devo portare al re al più presto possibile: se desiderate qualche cosa per vostro figlio, io sono a vostra disposizione giorno e notte.» Donegilda rispose: «Per ora non ho bisogno di nulla: voglio solo, che tu passi qui la notte per riposare. Se avrò da darti qualche ordine, te lo darò domani.»
Il servo prima di andare a letto si bevve birra e vino senza discrezione, e mentre dormiva, briaco, gli fu rubata la lettera dalla tasca. Fu astutamente scritta un’altra lettera, imitando il carattere del Castellano, la quale dava al re una notizia ben diversa, come sentirete.
Questa lettera diceva dunque: «che la regina si era sgravata di una creatura così orribile e mostruosa che nessuno nel castello aveva il coraggio di guardarla solo per un momento. La madre che l’aveva partorita doveva essere certo una strega capitata là per qualche incantesimo o per qualche stregoneria, e nessuno la poteva soffrire.»
Il re provò un grande dolore, quando lesse questa lettera, ma non manifestò a nessuno la ragione del suo grave dispiacere, e rispose di proprio pugno: «Sia ben venuto per sempre ciò che Cristo ha mandato a me che professo ormai la sua dottrina. Signore, sia ben venuto il tuo volere, e ciò che a te piace: io sottopongo ai tuoi ordini ogni mio desiderio. Abbiate cura di questo fanciullo, bello o brutto che sia, ed anche di mia moglie finchè io ritorni; Cristo, ove gli piaccia, potrà mandarmi un erede che mi sia più caro di questo.» Egli suggellò la lettera, piangendo di nascosto, e la fece consegnare subito al messo il quale, senz’altro, se ne tornò via.
O messaggio briacone, il tuo respiro è affannoso, le gambe non ti reggono più e tu tradirai ogni segreto. La mente è svanita, tu balbetti come una gazza, il tuo viso ha cambiato colore. Quando c’è l’ubriachezza, non ci sono più segreti davvero.