Avete mai veduto, in mezzo ad una folla di gente, un uomo condotto al supplizio, senza speranza di grazia? È così pallido, che chiunque, appena lo vede, capisce anche fra mille persone, che quello è il condannato a morte. Tale era appunto l’aspetto di Costanza, mentre smarrita si guardava attorno.

O regine che vivete beatamente nella vostra reggia, o duchesse e voi altre tutte, nobili dame, abbiate pietà della sventurata Costanza: la figlia di un imperatore si trova in tal modo abbandonata, senza che ci sia un’anima pietosa, alla quale possa chiedere aiuto. Ahi, tu figlia di sangue reale, in mezzo a tanto spavento e a tanto pericolo, non hai vicino un solo amico!

Il re Alla sentiva tanta compassione (giacchè un cuore gentile è sempre pietoso), che piangeva dirottamente. «Or via, disse ad un tratto, andate in cerca di una bibbia, e se questo cavaliere giurerà che fu proprio costei che uccise la donna, allora decideremo in qual modo dovremo fare giustizia.»

Fu portata una bibbia che conteneva gli Evangeli scritti in lingua brettone, ed il cavaliere giurò sul sacro libro che Costanza era rea. Ma improvvisamente una mano misteriosa lo colpì fra il capo e il collo con tanta forza, ch’egli cadde a terra come una pietra, e gli occhi gli schizzarono via dalla testa in presenza di tutti quelli che erano lì.

Nello stesso tempo si senti una voce che disse: «Tu hai calunniato davanti a Dio la innocente figlia della santa Chiesa. Tanto hai osato: non dico altro.» La folla rimase stupefatta di questo miracolo, e tutti, fatta eccezione di Costanza, rimasero come sbalorditi per paura della vendetta divina.

Grande fu il timore e il pentimento di quanti avevano indegnamente sospettato della povera, innocente Costanza. E finì che dopo questo miracolo, e per opera di Costanza, il re e molti altri del paese (la bontà di Cristo sia lodata!) si convertirono subito al Cristianesimo.

Il cavaliere spergiuro giudicato lì per lì da Alla, fu ucciso per la sua indegna falsità. Costanza, tuttavia, sentì molta compassione della sua morte. Dopo questo miracolo Gesù, colla sua bontà, fece sì che il re Alla sposasse solennemente questa santa donna, così buona e bella, la quale per opera di Cristo divenne una regina.

Chi non gioì di questo avventurato matrimonio? Donegilda la madre del re, lei sola che era trista e malvagia. Il pensiero di quanto era avvenuto, spezzò il cuore maledetto di quella cattiva donna, la quale non voleva che il figlio, a suo dispetto, avesse preso per moglie una straniera che nessuno conosceva.

Ed ora, siccome non mi piace farla tanto lunga, vi risparmio la descrizione delle feste. Perchè dovrei stare a raccontarvi lo splendore con cui furono celebrate le nozze, e dirvi, per esempio, chi giunse primo nelle corse che ebbero luogo, e magari chi suonava la tromba e chi il corno? Tanto, si sa, le novelle finiscono sempre ad un modo: tutti mangiarono e bevvero allegramente, ballarono, cantarono, si divertirono, e gli sposi finalmente se ne andarono a letto.