Il Castellano non raccapezzando che cosa succedesse in quel momento domandò: «Ma come va questa faccenda?» E Costanza rispose: «Signore, è la potenza di Cristo, che salva gli uomini dalle insidie del demonio!». E preso a recitare il nostro credo, prima che fosse sera ebbe convertito anche il Castellano, il quale cominciò a credere in Cristo.
Costui non era però il signore di questo luogo, dove aveva trovato Costanza; ma lo governava semplicemente, da molti anni, sotto il regno di Alla, re di Northumberland, uomo molto savio e dabbene come sentirete, e potente nemico degli Scozzesi. Ma ritorniamo al nostro racconto.
Satana che sta sempre pronto per ingannarci, vide tutta la perfezione di Costanza, e cercò subito il modo di farle scontare l’opera buona da lei compiuta. E fece sì che un giovine cavaliere che abitava in quella città, si innamorò di lei così sensualmente, che egli sentiva che sarebbe morto se non riuscisse a sfogare le sue sozze voglie.
Egli dunque le si mise intorno, ma non riuscì a nulla, perchè Costanza non volle peccare a nessun costo: allora, indispettito, pensò, per vendicarsi, di farla morire vergognosamente. Aspettò infatti che il Castellano fosse fuori del paese, e di nascosto, una notte, entrò nella camera dove dormivano Ermenegilda e Costanza.
Stanca per aver a lungo vegliato nelle sue orazioni, Costanza riposava tranquillamente, ed Ermenegilda lo stesso. Il cavaliere allora, tentato da Satana, si avvicinò piano piano al letto, e in un momento tagliò la gola ad Ermenegilda; e lasciato il coltello insanguinato vicino a Costanza, fuggì via, che Dio gli dia del male!
Poco dopo ritornò il Castellano insieme con Alla re di questa terra, e trovata sua moglie così barbaramente uccisa, cominciò a piangere e a torcersi le mani dalla disperazione. Quando ad un tratto, ahimè, vide vicino a Costanza il coltello sanguinoso! Che cosa poteva dire la disgraziata? Dal gran dolore svenne.
Il triste fatto fu subito riferito ad Alla. Il quale udito quando e come la povera Costanza era stata trovata nel bastimento, ebbe un senso di compassione, per una creatura così buona, caduta in tanto dolore e tanta sventura.
Poichè quell’innocente andò davanti al re, come l’agnello che è condotto alla morte. Il cavaliere mentitore che aveva commesso il delitto l’accusava dicendo che lei sola, manifestamente, aveva assassinato Ermenegilda! Ma nonostante, sorse un grande mormorio fra il popolo, e tutti dicevano che non potevano immaginarsi come Costanza avesse potuto commettere una sì grande malvagità. Poichè l’avevano sempre veduta virtuosa, e affezionata a Ermenegilda quanto alla propria vita: e di ciò tutti facevano testimonianza, eccetto colui che aveva ucciso Ermenegilda col suo coltello. Questo gentile re tenne molto conto di queste deposizioni, e pensò di studiare a fondo la cosa, per riuscire a scoprire la verità.
Ahi! povera Costanza, tu non hai un campione, e non puoi combattere da te! Ma Colui che morì per la nostra redenzione, e vinse Satana, Colui che porta pace dovunque con la sua presenza, sia oggi il tuo forte campione. Poichè se Cristo non fa, per te, un miracolo, tu, senza colpa alcuna, sarai tosto uccisa.
Essa dunque si gettò in ginocchio e disse: «O Dio immortale che salvasti Susanna dalla calunnia, o pietosissima vergine Maria, figlia di S. Anna, tu il cui figlio è salutato dall’Osanna degli angeli: se io sono innocente soccorretemi, o io morrò.»