Venuto il giorno stabilito, Alla e sua moglie si prepararono per andare a ricevere l’Imperatore: e in gran festa e pieni di gioia uscirono a cavallo. Costanza, appena rivide, finalmente, suo padre che veniva nella via, saltò giù da cavallo e gli cadde ai piedi. «Babbo, diss’ella, la tua giovane Costanza, dunque, non la riconosci più, e l’hai dimenticata?

Io sono la figlia tua, la tua Costanza che tanto tempo fa tu mandasti in Siria; io sono colei che fu abbandonata in mezzo al mare, e condannata a morte. Ora, padre mio, per pietà non mandarmi più in nessuna città di pagani, e ringrazia questo signore, il quale è mio marito, della sua bontà.»

Chi può ridire la gioia di tutti e tre al loro primo incontro? Ma è ora che io venga alla fine della mia novella, giacchè il giorno passa rapidamente, ed io non voglio seccarvi più a lungo. Lasciamoli dunque, tutti a pranzo, felici e contenti mille volte più di quello che io potrei dire, e andiamo avanti.

Il piccolo Maurizio, in seguito, fu fatto Imperatore dal papa, e visse da cristiano, onorando devotamente la santa chiesa. Ma io non voglio occuparmi di lui: la mia novella racconta solamente di Costanza. La storia della vita di Maurizio, chi la vuole sapere, la può trovare nelle antiche Gesta Romanorum; io non me la ricordo più.

Il re Alla, quando gli parve opportuno, prese la via per l’Inghilterra con la sua buona e diletta moglie, e là vissero tranquilli e contenti. Ma, credete a me, la gioia di questo mondo dura poco: si cambia dalla mattina alla sera, come il mare.

Chi mai è vissuto, un giorno solo, in una felicità così completa, che per un momento non gli abbia turbato l’animo o l’ira, o un desiderio, o un altro stimolo qualunque come l’invidia, l’orgoglio, una passione, o una offesa? E tutto questo lo dico perchè appunto anche la gioia di Alla con Costanza non durò che poco tempo.

Poichè la morte che fa i conti con tutti ugualmente, grandi e piccoli, e da tutti, a scadenza fissa, riscuote il frutto e il capitale, dopo circa un anno (se io non erro) tolse da questo mondo Alla; di che Costanza ebbe grandissimo dolore. E giacchè Alla è morto, preghiamo Dio che voglia benedire l’anima sua. Costanza, per venire alla fine, se ne ritornò a Roma.

Dove questa santa creatura ritrovò tutti i suoi amici vivi e freschi; e finalmente fu salva da tutte le sventure. Ritornata dal padre, si gettò ai suoi piedi, piangendo di gioia, e lodando centomila volte Iddio.

Così vissero tutti santamente e pieni di misericordia, e non si separarono mai più fino a che non li divise la morte. Ed ora statevi bene, chè la mia novella è finita. E Cristo, che può mandare a noi la gioia dopo il dolore, ci abbia nella sua grazia, e ci protegga tutti quanti ci troviamo qui.