Il nostro oste si mise a gridare come un matto: «Capperi! Per i chiodi della croce, e pel sangue del nostro Signore, che razza d’imbroglione era quel giudice! Potessero morire arrabbiati i giudici come quello, insieme con tutti i loro avvocati! Insomma quella povera innocente fu ammazzata[1]! La pagò salata la sua bellezza. Ma non lo dico sempre io? I doni del caso e della natura tutti i giorni costano la vita a qualcheduno. Fu proprio la sua bellezza che l’ammazzò, non c’è che dire. Poverina! Che brutta fine fece! S’ha un bel dire: quei doni che dicevo dianzi, sono più un male che un bene.

Padron mio carissimo, la tua è stata davvero una pietosa storia. Basta, non c’è che fare: tiriamo avanti. Dunque, caro dottore, io prego Dio che ti conservi la salute, e protegga, insieme col tuo Ippocrate e il tuo Galeno, anche le tue boccette d’orina e i tuoi barattoli. Prego Dio e Maria Vergine che s’abbiano in gloria tutte le tue scatole di pillole. La mia osteria faccia affari d’oro, quant’è vero che tu sei una persona proprio come si deve, e alla pari di un prelato, per S. Roniano[2].

Dico bene! Compatiscimi, sono un povero oste, e parlo come so: volevo dire, insomma, che la tua novella mi ha fatto proprio male. Mi sento un non so che qui al cuore. Corpus Domini, se non ci rimedio con un buon bicchiere di birra, e se qualcuno non racconta subito una novella un po’ più allegra, va a finire che mi viene il crepacuore per quella povera ragazza. Mio bel amy, mercante di indulgenze, questa volta tocca a te. Da bravo: raccontaci qualche barzelletta che ci metta un po’ di allegria.»

«Subito, per S. Roniano. Ma prima permettetemi di bere, a questa birreria, un bicchiere di birra e di mandar giù un boccone di schiacciata.»

«Oh, intendiamoci, signor mercante: non vogliamo sentir sguaiataggini. Vogliamo un po’ di morale: una novella dalla quale si possa imparare qualche cosa. Allora sì che staremo tutt’orecchi.» «Va bene (rispose), vi contenterò: lasciatemici pensare mentre bevo.»