Dopo aver giurato, tutti e tre, di aiutarsi come fratelli e di non separarsi mai, vivi o morti, si alzarono per andarsene. E briachi e furibondi si avviarono verso il villaggio, del quale, poco prima, aveva parlato il padrone della bettola; e per via non fecero che lacerare il povero corpo di Cristo con orribili bestemmie. «Se possiamo agguantarlo non ci scapperà vivo dalle mani.»
Avevano fatto quasi mezzo miglio di strada, quando, mentre stavano per passare una siepe, s’imbatterono in un povero vecchio, il quale salutandoli garbatamente disse: «Dio vi accompagni, signori.»
Il più prepotente di quei tre soggettacci rispose: «Che? Brutto straccione, perchè sei tutto imbacuccato a cotesto modo, che ti si vede appena il viso? Com’è che non ti vergogni a vivere ancora, così vecchio come sei?»
«Egli è, rispose il vecchio guardandolo in faccia, che per quanto abbia girato tutto il mondo, perfino l’India, non posso trovare un cane, in nessun villaggio, il quale voglia cambiare la sua gioventù con la mia vecchiaia. E devo tenermela fin che piacerà a Dio, e finchè la Morte, ahimè, non mi venga a prendere! Così povero disgraziato, me ne vo girando pel mondo, e mattina e sera batto col mio bastone la terra, che è la porta la quale chiude mia madre, e dico:
—Madre mia, aprimi. Non vedi che ogni giorno mi consumo sempre di più e la carne se ne va col sangue e con la pelle? Ahimè, quando avranno pace le mie ossa? Madre mia, quanto volentieri cambierei con te la cassetta dei miei risparmi, così a lungo custodita nella mia camera, per quel panno che ti avvolge sotterra!—Ma lei non mi vuol far questa grazia, e la mia faccia si fa sempre più pallida e smunta.
Ma a voi, signori, non fa onore offendere in questo modo un povero vecchio, il quale non vi ha offeso nè con parole nè con atti. Ricordatevi di quello che dice la bibbia: “Davanti a un vecchio canuto alzatevi in piedi.” Perciò io vi consiglio a non voler fare del male a un povero vecchio quale sono io, come voi non vorreste fosse fatto a voi un giorno, se vi sarà dato di campare tanto.»
«No, vecchio straccione, rispose tosto l’altro giocatore; non sarà detto che tu la passi così liscia per S. Giovanni. Dianzi tu parlavi di quel vile traditore soprannominato “la Morte” che uccide in paese tutti gli amici nostri: ci scommetto che tu sei una sua spia. Di’ dunque, dove si trova, o per Dio e pel santissimo Sacramento tu ce la pagherai. Poichè certo tu sei d’accordo con lui, traditore ladro, nel dare la caccia a noi per ucciderci.»
«Se non desiderate che questo, signori miei, cioè di trovare “la Morte” rispose il vecchio, vi contento subito. Voltate per questa strada: l’uomo che voi cercate io l’ho lasciato, in fede mia, in quel bosco laggiù sotto un albero. Andate che ve lo troverete, e vedrete che non avrà paura di voi. Vedete quella quercia? È proprio là. Andate, e Dio il quale ci ha redenti dai nostri peccati, vi accompagni e vi faccia migliori.» Così disse il vecchio.
E tutti e tre quei manigoldi si misero a correre finchè giunsero alla quercia, ai piedi della quale trovarono circa otto staia di fiorini d’oro coniati splendidamente. Allora non si curarono più di andare in cerca di “Morte”; ma fu tale la loro gioia nel vedere tutte quelle belle monete luccicanti, che restarono atterriti davanti al prezioso tesoro. Il primo a parlare fu il più malvagio.