[4] La «Novella di Melibeo» raccontata dal Chaucer stesso, e la «Novella del Parroco» che è l’ultima delle novelle rimaste. Delle ventiquattro autentiche due sono mutile: La «Novella del Cuoco» della quale non restano che pochi versi, e la «Novella dello Scudiero.»
[5] Hist. of Eng. Literat. Scribner, New York 1875, 1.
[6] Come dice il Boccaccio del servo di frate Cipolla. Il ritratto morale del mercante di indulgenze è completato da lui stesso nel principio del suo racconto (Cf. pag. [273] segg).
[7] Op. cit., pag. 114.
[8] Longfellow, Poetical Works, London, G. Routledge and Sons. pag. 288. Noto qui, per incidenza, che fra gli altri personaggi seduti accanto al fuoco a raccontar novelle, vi è uno studente, una poco originale imitazione del Chierico di Oxford, il quale racconta la storia del Falcone di Ser Federigo, del Decamerone (Gior. V. Nov. 9). Intorno alle fonti di queste novelle vedi Varnhagen, Longfellow’ s Tales of a Wayside Inn, und ihre Quellen. Cfr. Anglia, VII, 1884.
[9] Lounsbury, Studies in Chaucer, J. Osgood, London, 1892. II, 234.
[10] Chaucer’s «Troylus and Cryseyde» compared with Boccaccio’s «Filostrato.» Cfr. Lounsbury, op. cit. 235.
[11] Nella novella raccontata dal Monaco.
[12] Poetical Works of G. Chaucer, edited by Robert Bell, revised by W. Skeat, G. Bell, London, 1885. I. pag. 18. n.
[13] Cfr. Lettera all’Athenaeum, 3 Ott. 1868, p. 433.