[37] Leggo col Wright e col Bell wys to undertake invece che I undertake, perchè mi pare che in questo modo venga meglio spiegato il significato dell’aggettivo wys che qui, evidentemente, significa: accorto, prudente, in antitesi all’altro hardy (coraggioso, ardito).

[38] Il Gotland è una regione della Svezia: ma qui l’indicazione del Chaucer non è chiaramente determinata.

[39] L’astrologia era nel medio evo una delle fonti a cui più spesso ricorrevano i medici per i loro malati. Si credeva che una medicina fosse più o meno efficace, secondo che veniva somministrata all’ammalato sotto una costellazione piuttosto che sotto una altra. Il Chaucer il quale dimostra nelle sue opere una conoscenza certo notevole, per il suo tempo, di astrologia, coltivò con molto interesse tutta quella letteratura scientifica che da essa ne derivò. Egli stesso scrisse un libro, rimasto incompiuto, intitolato «The Astrolabe» nel quale tratta della costruzione e dell’uso dell’Astrolabio.

[40] I nomi di Esculapio, Galeno, Avicenna, Ippocrate, Dioscoride, sono noti a tutti. Rufo era un medico di Efeso contemporaneo di Traiano. Hali (o Haly) era un astronomo arabo, noto anche come medico, il quale fu contemporaneo di Avicenna, e commentò gli scritti di Galeno, Serapion, anche egli arabo e contemporaneo di Avicenna, scrisse di medicina ed ebbe nome di erudito nel secolo XI. Rasis, dottore asiatico del X secolo, esercitò medicina nella Spagna, e scrisse un’opera che lo levò in gran fama, intitolata Continens. Averrois, filosofo ed erudito del XII secolo nato a Cordova di famiglia araba, scrisse un commento alle opere di Aristotele, e tenne scuola in Marocco dove morì. Giovanni Damasceno fu uno scienzato di origine araba, il quale ebbe molta e varia cultura, e visse in tempi assai più remoti, prima anche della venuta degli Arabi in Europa. Costantino (Constantius Afer) era un frate benedettino di Monte Cassino nato a Cartagine e vissuto verso la fine del secolo XI. Fu uno dei fondatori della scuola di Salerno. Bernardo (Bernardus Gordonius) contemporaneo del Chaucer scrisse molti trattati di medicina e fu professore a Montpellier. Giovanni Gatisdeno, della prima metà del secolo XIV, tenne scuola di medicina ad Oxford. Gilbertino sarebbe secondo l’opinione più probabile un tale Gilbertus Anglicus fiorito nel secolo XIII, autore di un compendio di medicina popolarmente noto ai suoi tempi. (V. Warton, Op. cit., pp. 292-293).

[41] È probabile, come osserva il Wright, che il poeta alluda qui alla famosa pestilenza del 1348 descritta anche dal Boccaccio nel principio del Decamerone.

[42] Le piazze più rinomate, nel continente, pei mercati di stoffe di ogni genere.

[43] Leggo col Wright col Bell e con l’Hertzberg: ten pounde. Il Chaucer, esagerando, mette in caricatura l’uso barocco del suo tempo, secondo il quale le donne portavano in testa dei fazzoletti molto pesanti imbottiti di ovatta.

[44] Letteralmente: aveva avuto sulla porta della chiesa cinque mariti. (Housbondes atte chirche dore hadde sche had fyfe). La parte più importante della sacra funzione anticamente, in Inghilterra, si compieva sulla porta della chiesa, dove lo sposo impalmava la mano della sposa, per andare poi all’altare a ricevere la comunione.

[45] Il testo è molto incerto, e presenta nelle sue varie lezioni una parola assai difficile a spiegarsi. Il Tyrwhitt legge: gattothud, e confessa di non intendere che cosa abbia voluto dire, precisamente, il Chaucer.

La lezione del Tyrwhitt, accettata dal Wright dal Bell e dall’Hertzberg, a me sembra la più probabile, intesa e spiegata per goat-toothed (dai denti di capra) che significa in senso traslato: ghiotto, ingordo. Qui per altro ghiotta va inteso, con valore suggestivo, per lasciva, libidinosa. A questa interpetrazione conforterebbe, se non m’inganno, un passo del prologo della novella raccontata appunto dalla donna di Bath, nel quale parlando di se stessa costei dice: «Io avevo quaranta anni, se debbo dire la verità, ma mi piaceva sempre scherzare come una puledra. Ero gattothud, e ciò non mi faceva torto, poichè oramai aveva il bollo del sigillo di Venere.»