in tigrigna: «Mptàh», muptà, o «maktàt».

È un cespuglio che trovasi in abbondanza al declivio ed alla base dell’altipiano, da 1000 a 2000 metri. Le foglie sono ellittiche, coriacee e lucenti. I fiori bianchi, che in forma ed odore molto rassomigliano al gelsomino son numerosissimi sui rami. Il frutto è una bacca simile ad una piccola ciliegia, è nero e ha un nocciolo piatto corneo.

Gli indigeni la ritengono per velenosa, ma non ne fanno nessun uso.

Dai frutti di una specie congenere, la A. venenata G. Don nel Sud dell’Africa gli indigeni traggono il veleno per le loro freccie.

Nel paese dei Somali trovasi una pianta simile a quella dell’Eritrea, che colà fornisce il temuto veleno per le freccie «Uabaio» o (in Ogaden) «Ghedulâjo» e che si trae dalla decozione delle radici sul quale veleno hanno scritto molti viaggiatori, specialmente Hildebrandt, Revoil, Paulitschke ed i fratelli James.

Questo veleno, preparato dal sugo della radice e del legno alburno, si chiama «Uabaïn» ed è uno dei più forti veleni vegetali che si conoscano. Gemell vuole aver usato l’Uabaïn con successo contro il «chin-cough» (tosse canina, Keuchhusten, coqueluche).

La A. Schimperi Bth. H. è sparsa in tutta l’Abissinia ed in gran parte dall’Africa orientale, ove le radici danno, similmente alla specie del paese dei Somali, un veleno per le freccie molto temuto chiamato «Morio» o Morjo, accennato già da Hildebrandt e da Burton.

Hildebrandt identifica il veleno Morio col Uabaïn, ma gli esemplari da lui raccolti a Taita (Africa Orientale Britt.) sono della specie eritrea. Anche von Höhnel nella spedizione del conte Teleki ha raccolto sull’altipiano di Leichipia sul Chenia l’Acocanthera Schimperii Bth. H., come la pianta che dà il veleno Morjo. È probabilissimo che il principio contenuto in questa specie sia l’Uabaïn.

Una provvista di radice che ho portata meco da Ghinda, sarà esaminata e sperimentata a Berlino, dal Dott. L. Lewin.

Pare che questa pianta sarà chiamata, un giorno, a fare gran figura tra le piante medicinali importanti dell’Eritrea. Schimper pretende che le foglie seccate e pestate servono nel Tigrè qualche volta come tabacco da naso, e che i frutti vengono mischiati con la carne per avvelenare le jene[4].