Non volendo però lasciarmi dire che io, pur qualche cosa potendo dire e fare, non lo dico e non lo faccio, cosi è che mi accingo al mio modesto compito, per quello che io ne posso sapere nel regno vegetale, dando una descrizione di quelle piante che appartengono alla Flora selvatica dell’Eritrea, e che hanno valore per l’industria e pel commercio europeo.
In questa mia enumerazione, ho preso in considerazione solamente le specie, la di cui esistenza è accertata dentro il limite della colonia Eritrea, cioè nella parte dell’Abissinia settentrionale, di cui l’Italia prese possesso di fatto e delle quali è facile trovare presso i collezionisti della materia i campioni che si desiderassero.
Quasi tutte le specie enumerate, le ho raccolte io medesimo nella primavera di quest’anno, durante i cento giorni che ho passato in quelle terre; solamente per qualche specie isolata mi sono avvalso delle indicazioni lasciate da altri cultori di botanica, i quali mi hanno preceduto in quella contrada[1].
Se avessi voluto parlare anche di tutte le altre piante utili dell’Abissinia, già conosciute, il volume del lavoro sarebbe riuscito dieci volte maggiore del presente: oppure se anche solo avessi detto delle piante che troverebbero facile coltivazione in Eritrea e che si potessero raccomandare, avrei dovuto scrivere oltre il credersi.
Dunque, non parlerò che delle piante che Madre Natura Africa offre spontaneamente col suo migliore sorriso, e senza che la mano dell’uomo si dia altra pena che di raccoglierle dal suolo, e che poi nel tempo medesimo, come ho detto, possono e debbono riuscire utili all’europeo nei suoi traffichi.
Da molte di quelle piante il colono europeo trapiantato in Eritrea potrà trarre profitto per proprio uso e consumo personale, e per le altre, le mie informazioni sull’uso che ne fanno gl’indigeni, contribuiranno vieppiù a far conoscere quella regione, anche in rapporto agli usi e costumi delle popolazioni che l’abitano.
Dell’uso economico di certe specie di vegetali più conosciuti non ho creduto far menzione di tutto quanto si riferisce al loro uso domestico, per non fare inutili e noiose ripetizioni di cose conosciute a tutti ed intorno a certi speciali quesiti, ho creduto dovermi limitare a farne parola nell’interesse generale, tanto da poter orientare con faciltà così il profano che il conoscitore. Dove le mie cognizioni non bastavano sono ricorso volentieri alle indicazioni di persone competenti e sopratutto del compianto Wilhelm Schimper, il quale per 45 anni dimorò in Abissinia e durante questo lunghissimo spazio di tempo, con immane lavoro raccolse pregevolissime collezioni, facendo importantissime osservazioni.
Le sue interessantissime note si trovano manoscritte sulle schede[2] unite alle singole piante che ora possiede il Museo Botanico di Berlino.
Per facilitare anche ai non botanici ad identificare le piante descritte ho creduto di aggiungere ai nomi scientifici quelli che sono nel dominio della generalità cioè i nomi in vernacolo; beninteso però che questa latitudine me la sono accordata in certi limiti del possibile, attenendomi alle sole denominazioni volgari usitate negl’idiomi delle popolazioni della regione abissina.
La massima parte della nomenclatura tigrina o trigrigna delle piante da me descritte, è stata da me personalmente controllata sul posto. Per i nomi poi in amarìco, che appartengono agli idiomi camitici di Agau e Bilen, (Bogos), li ho per la maggior parte controllati con le indicazioni che forniscono Schimper e Steudner.