in bilino «jambúllu»

in Somal «ghalfón».

I frutti di questi citriuoli selvatici assai comuni nella valle dell’Anseba, sono ovali, lunghi centim. da 6 a 12 e si distinguono da lontano pel loro colore aranciato. Essi sono coperti di lunghe apofisi dello stesso colore, molli e carnose. Il loro sapore è quello del citriuolo. Quantunque io non fossi in grado di gustarli a cagion del loro sapore estremamente amaro, pertanto la mia guida mi assicurava che gli indigeni non di rado ne mangiavano senza danno. W. Schimper osserva giustamente in alcune note manoscritte che questi frutti belli e curiosi meriterebbero d’essere perfezionati per mezzo della cultura.

25. Vangueria edulis V.(Combretaceae)

in tigrigna «gurra-maile».

È un alto frutice con grandissime foglie opposte che si rinviene in tutte le contrade montuose al di sopra di 1000 metri. Il frutto è della grossezza di una piccola noce e contiene da 2 a 5 caselle legnose che sono ripiene di una polpa gustosa, ma molto asciutta. I babbuini sono molto ghiotti di questo frutto.

26. Mimusops Schimperi H.(Sapotaceae)

in tigrè «ssarakâna».

Il frutto di quest’albero simile al nespolo si porta, nell’Yemen, al mercato allo stato cotto. Esso è identico alla «Persea» degli antichi autori, che hanno scritto sull’Egitto.

Nelle antiche tombe egiziane si trova frequentemente questo frutto offerto ai morti come piatto funerale, donde si conchiude che desso anche in quel tempo costituiva un cibo prelibato.