—No, signor conte.

—Va bene…

Andrea si avviò lungo il Corso verso il Portone dei Borsari; il vecchio si rimise in capo il berretto gallonato e continuò la sua strada.

—Quel ch'è fatto è fatto—mormorò di nuovo il Santasillia, per rassicurarsi; ma il desiderio, l'ansia di conoscere la risposta dell'Adele non gli lasciavano pace… Intanto era presto notte; le sette dovevano essere sonate… Passeggiò ancora un'oretta buona passando e ripassando dal principio di via Sant'Eufemia, ma non aveva mai il coraggio di guardare in fondo alla contrada dov'era quella casetta sempre tutta chiusa, che egli aveva così ben disegnata nella mente, da poterla dipingere a memoria.

E se l'Adele, appena trovata la lettera nel libricciuolo, gliela avesse rimandata a casa, magari senza leggerla?… Andrea si sentì salire il fuoco alla testa, ritornò subito a casa, tremando, nel passar dinanzi al finestrino del portiere, che questi uscisse e gli tenesse dietro per consegnargli l'involto: il portiere non si mosse; Andrea respirò.

—Hanno portato nulla per me?—gli chiese poco dopo, mentre stava di nuovo per uscire, chè quella sera avea l'argento vivo addosso.

—No, signor conte, nulla. È venuta anche la posta, ma non c'era altro che una lettera per l'amministrazione.

L'uffiziolo non era stato respinto!… Andrea era tanto di buon umore, che si fermò un momento a scherzare col bamberottolo del portinaio.

Dio, Dio, che cosa avrebbe mai fatto per trovarsi in un cantuccio della camera dell'Adele e sapere un po'… qualche cosa della sua lettera!

In fine poi le sue profferte, le sue intenzioni erano tanto chiare ed oneste!… Pure… pure ci sarebbe stato il modo per capire s'ella gli voleva bene, ma bene sul serio, e se le accettava quelle profferte!…