—Avrà tossito?—domandava la contessina ridendo.
Titta Damonte era un biondino tisicuzzo, che voleva conquistare la Baby toccandole la corda della pietà: i suoi affanni, le sue gelosie, egli li esprimeva tossendo.
—E come tossiva, poveretto!—continuava l'altra.—Ma tu, alle volte, sembri proprio senza cuore!
—Dio!… ma è un gran seccatore, sai, quel tisico falso!—esclamava la Baby, attenuando con un sorriso la durezza delle parole.
—Non dire di queste enormità, carina!—e l'amica, intanto, rideva anche lei.—Egli ha per te una stima così grande, un'affezione così sincera. E poi è una di quelle persone, che si vedono volentieri vicino alle signore giovani: serio, ammodo e niente affatto compromettente!
—Sì, sì, sì, è un buon amico, un eccellente amico, la perla degli amici, ed io gli voglio bene, bene assai; ma oh Dio, è pesante con tutte le sue gelosie: pesante, pesante, pesante, da non averne idea! Ieri sera, figurati, mi ha tenuto il muso perchè ho invitato Scipio Spinola a colazione!
—E a Titta non gliel'avevi detto?
—A lui no; ma ci vorrebbe altro, se quando lo dico a uno, dovessi dirlo a tutti!… E poi non ha il suo giorno fisso da venire a pranzo?… il mercoledì?… Dunque basta e non mi secchi!… Sapessi quanto ridere ho fatto con Scipio Spinola! Stamattina, pensa, l'aveva con madama Kraupen, e m'ha contato che il suo primo marito era il carnefice di Mosca!… Ma pensa, quant'è buffo!… Il carnefice di Mosca!… E poi, dopo, ha rifatto Andrea quando predica ai selvaggi!
Il conte di Santasillia era cugino dei Castelguelfo; ma la Baby, ancora troppo giovane quand'era partito la prima volta da Verona, quasi non lo ricordava nemmeno. Fu appunto uno de' suoi amici più attempatucci che al ritorno di Andrea si affrettò a darle tutte le informazioni necessarie.
La Contessina, che aveva ascoltato distrattamente il racconto del duello e dell'amore infelice del Santasillia, soltanto verso la fine si fece attentissima, domandando poi, con un risolino furbetto: