Andrea si alzò vivamente, interrompendo il lavoro, e diè ordine al cameriere di condurre il Baldi nel salotto.
—Ditegli di accomodarsi: vengo subito.
Andrea fu molto cortese coll'inviato della Castelguelfo; gli mostrò il piccolo museo di rarità africane, ch'egli stesso aveva raccolte, e poi, finita la visita, uscirono insieme.
Per voler essere giusto, adesso il Santasillia dovea modificare il primo giudizio: la contessa di Castelguelfo si era diportata in un modo assai gentile. Era lui invece, proprio lui, che avea commesso una sconvenienza molto grave, non lasciandosi più vedere dopo quel giorno della fiera! Ma ormai non c'era verso; una visita gliela doveva. In fine, era sempre sua cugina; e perchè egli non andava più dalla Giustiniani, non era una buona ragione per trascurare e mettersi in urto con tutta la parentela.
Ma, anche questa volta, Andrea si era ingannato nel giudicare la Castelguelfo: in sulle prime essa non ci pensava punto di mandare il Baldi a cercarlo, come gli aveva promesso. Dopo il loro incontro alla fiera di beneficenza, il ritroso cugino non istimolava più tanto la sua maraviglia.
La Baby, avea subito capito che, s'ella avesse voluto, anche Andrea, sebbene chiudesse un dramma nel cuore, avrebbe finito, presto o tardi coll'innamorarsi di lei, come facevano tutti gli altri, e ciò bastava al suo amor proprio. E, forse, sentiva pure che quell'uomo dal viso pallido e dallo spirito ascetico, sarebbe stato a lungo andare, ancora più pesante di Titta Damonte, e però, quasi quasi, per non averci impicci, preferiva meglio tenerselo lontano. D'altra parte la marchesa d'Arcole, la generalessa Brocca di Broglio e madama Kraupen, sempre infervorate col Santasillia, insistevano troppo perchè se lo facesse venire in casa, e la Baby, anche per questa ragione, non aveva punto fretta…—C'era sempre tempo, quando avesse voluto!…—Il Damonte e Scipio Spinola erano gelosi ugualmente di Andrea, e bastava che ella lo ricordasse qualche volta perchè Titta mettesse il broncio e l'altro diventasse rosso rosso e dicesse subito una scioccheria. Insomma non c'era punto bisogno, per divertirsi, che lo mandasse a chiamare. Essa poi lo aveva invitato una volta per tutte. Bella pretesa che aveva quel grande uomo, quell'uomo fatale, di essere anche supplicato!
Ma poi venne il giorno, in cui tutto quel suo piccolo mondo s'era messo il cuore in pace.—Il Santasillia—dicevano—non avrebbe mai dimenticata la Parabiano… Nemmeno la contessina Baby non gli aveva fatto impressione!—E tutti, e più di tutti le «dame della consulta» ripetevano spesso questa affermazione dinanzi alla Castelguelfo, e coll'aria, certe volte, di volerla quasi compiangere, come un fiasco patito; e ciò mentre il Damonte non aveva più tosse; e Scipio Spinola cessava di arrossire.
La Baby lasciò correre quelle dicerie per un pezzo; ma un giorno ne fu seccata; sfavillò negli occhi all'improvviso, poi sorrise tranquillamente e mandò Marco Baldi a portare i suoi saluti al Santasillia.
VIII.
Andrea fece la prima visita di giorno, come era naturale, ma la sera stessa il Damonte e Scipio Spinola, in segno di protesta, non si lasciarono vedere dalla contessina Baby. Andarono invece in conversazione dall'avvocatessa Zanibon, una bella donnacciona, che ogni sera «teneva società» ma una società mista, come dicevano le signore dell'aristocrazia, le quali la colpivano spesso con frizzi a satire atroci, un po' irritate, perchè, non ostante le loro scomuniche, gli uomini ci andavano e si divertivano assai. Ma per altro il Damonte e Scipio Spinola quella sera non si divertirono appunto. Aveano sperato di poter sfogare il loro malumore e di far dispetto alla Castelguelfo, e invece ebbero motivo di arrabbiarsi ancora di più.