La mattina dopo Andrea prese due biglietti di visita e li mandò alla contessa di Castelguelfo.
—In tal modo me ne sono liberato—mormorò a bassa voce—e non avrò altre seccature!
Continuò la vita di prima, tranquilla e studiosa. Solamente adesso egli sentiva maggiore il desiderio e il bisogno di frequenti e lunghe passeggiate all'aperto, dalle quali ritornava a casa stanco, spossato, colla testa intronata dal sole primaverile. Di sua cugina non ne volea più sapere; ma ci pensava sempre, se non altro per ripetere a sè stesso che non sarebbe mai andato a farle visita.—Oibò, oibò; non ho tempo da perdere!
Pure, dopo alcuni giorni, si maravigliò che Marco Baldi non venisse a trovarlo, e ogni volta che Andrea passava dinanzi allo stanzino del portiere, gittava un'occhiata sul tavolo per vedere se ci fosse un biglietto di visita.
—Cheh!… ha ben altro per il capo la matterella! Del rimanente, anche se il Baldi si incomodasse a venire, io cercherei sempre una scusa per non riceverlo. Non voglio cominciare adesso a buttarmi nel mondo: io vivo delle mie memorie e per il mio lavoro… E poi ci va troppa gente in quella casa, e tutte persone antipatiche!
Ma il Baldi non si facea vivo; e ogni giorno cresceva il dispetto del Santasillia contro quella stordita che rideva sempre, e che dovea essere leggiera e superficiale.
—Sicuro: se fosse stata seria, se fosse stata proprio una donnina d'ingegno, non si sarebbe tenuta in giro tutti quei cretini!
E Marco Baldi continuava a non lasciarsi vedere.
—Infine—concluse Andrea—a me fa proprio un favore a non mandarmi il suo messaggero ritinto; tuttavia posso dire che questa dimenticanza non è certo cortese… Ma già… le donne che ridono sempre, devono valer poco!
E con tali pensieri passò un'altra settimana, poi un bel giorno, mentre era nello studio a scrivere, gli fu annunciata la visita di Marco Baldi.