Perchè mai aveva ceduto all'impeto del cuore?… Perchè mai si era mosso da Oriano?…

Passando con la carrozza presso le finestre della sala terrena, aveva udito la voce della Baby che cantava al pianoforte; e sparsi nel prato aveva veduto i mallets e le palle del croquet; segno evidente che il Damonte e Scipio Spinola erano arrivati prestissimo: prima del solito.

Quando il Santasillia entrò nel salotto, la Contessina lo salutò con un cenno del capo e un sorrisetto esprimenti una certa maraviglia birichina; ma continuò a cantare, accompagnandosi al pianoforte. Il Damonte, in piedi vicino a lei, le voltava le pagine della musica e salutò Andrea, come Scipio Spinola, senza dir motto: mentre il Baldi, che stava leggendo sul canapè, si alzò, e in punta di piedi, gli andò incontro per istringergli la mano.

La Baby cantava con anima e con passione.

Aveva le guance rosee e il seno ansante, strappò gli ultimi accordi col tintinnio dei braccialetti, curvando, protesa sulla tastiera, la personcina flessuosa, scintillante di jais, poi, fra gli applausi de' suoi caldi ammiratori, si voltò verso Andrea, girando sullo sgabellino:

—E così?—esclamò ridendo;—il nostro benamato cugino, non ha potuto resistere, e ha smesso il broncio? Sa, ha fatto bene a venire. Sono forse gli ultimi giorni che rimango in questo eremo, ameno sì, ma noioso alquanto!… Lo zio Pancrazio sta male assai, e se succedesse una disgrazia, andrei probabilmente a finire l'autunno a Navaledo… Povero Santasillia,—continuò poi con un'aria leggermente canzonatoria,—rimarrà qui solo solo, ed io non potrò nemmeno ammirare le meraviglie di Oriano!… Ma vuol dire che, per compensarlo della mia mancanza, affitterò Castelguelfo a madama Kraupen che, appunto, è in cerca di una villa!

Andrea non badò allo scherzo che avea fatto ridere gli altri; ma avvicinandosi vivamente alla Baby, le domandò con voce rotta dalla commozione:

—Davvero?… Davvero, Contessa?… Non rimane più a Castelguelfo?

—Ma… chi può sapere?… Tutto dipenderà dalla salute dello zio
Pancrazio!

Era costui un vecchio decrepito, che giaceva infermo da parecchi anni nella sua tenuta di Navaledo, nel Friuli, ma che non moriva mai, come forse desideravano i creditori del conte di Castelguelfo.