— Partenza!...

Teo fa il diavolo a quattro e Prospero non riesce più a trattenerlo.

— Dà qui! E ricordati: se non sta tranquillo, alla prima stazione vi lascio a terra: te e la tua bestia! Tutti e due!

Il cane è già saltato sul sedile, sulle ginocchia di Gerardo, che lo accoglie con uno spintone e uno scappellotto. Ma Teo, in questa circostanza, non si mostra permaloso. Scuote, pieno di allegrezza, le orecchie e la coda, e poi corre a rizzarsi sul finestrino per guardare fuori.

— Fermo! E quieto! — impone Gerardo con voce aspra e alzando la mano in aria di minaccia.

Teo capisce... e non capisce. Si acquatta di colpo, si stende sulle quattro zampe. Ma poi, alzando gli occhi, senza alzare la testa, fissa il padrone attentamente, e lo studia, ancora poco persuaso che quel tono di minaccia non sia uno scherzo.

Prospero frattanto è scomparso; il treno si ripone in moto e l'onorevole Parvis ricomincia a scrivere e continua la sua lettera all'onorevole Donadei.

Matteo, queto queto, stirandosi sul cuscino, si avvicina al padrone e pone la punta del musetto, lustro ed umido, sulle ginocchia di lui, senza muoversi più. Solo, di tanto in tanto, apre ed alza gli occhi, sempre senza alzar la testa, e guarda Gerardo con una lunga occhiata affettuosa; poi sbatte le labbra mandando sospironi di soddisfazione.

Quando il treno giunge a Pracchia, comincia ad albeggiare. Fra le varie carrozze che attendono presso la stazione, Matteo distingue subito il più bel landò a due cavalli, e mentre i facchini scaricano i bauli e le valigie, egli salta in carrozza, rimanendo appoggiato accanto allo sportello aperto, sempre guardando il padrone e dimenando la coda a Prospero, quando il vecchio servo si avvicina, per far caricare il bagaglio nella carrozza.

E per tutto il viaggio, per tutta la salita, Teo non fa altro che passare da un capo all'altro del sedile, in faccia al padrone, allungandosi quasi ad aspirare con delizia i buoni odori della campagna, fiutando Prospero per accertarsi che sia sempre ben lui l'uomo che siede a cassetta presso il cocchiere; poi di nuovo, di qua e di là, spingendosi molto all'infuori dello sportello, quando sulla strada passa qualche mucca o qualche pecora, balzando fin sul mantice del landò quando la vettura s'incontra in un qualche cagnaccio ringhioso che le corre dietro latrando.