— Chi è?
— Ottavio! — esclama Rosana vivamente.
— Ottavio! — risponde Lelio come un'eco.
— Fermatevi, adesso! Non potete andar via senza salutarlo! Asciugatevi gli occhi! Aspettate!
E in fretta, spaurita, col suo proprio fazzoletto, Rosana stessa gli asciuga le lacrime cadute sulla cravatta e sul vestito. È un attimo: quando si sente camminare nella stanza attigua, donna Rosana è già sdraiata sulla poltroncina dinanzi al fuoco, Lelio è seduto nel solito cantuccio del canapè e tutti e due discutono animatamente a proposito della Scala e dei Maestri Cantori.
II.
Don Ottavio, attraversando l'anticamera, dà un'occhiataccia di malumore ad un cappello e a un soprabito da uomo, appesi all'attaccapanni.
— Ah! Ah! Lelio non è venuto al pranzo della barcaccia per poter essere più presto da mia moglie e trovarla sola!
Egli è geloso, come tutti i mariti, che hanno una moglie che piace moltissimo agli amici di casa; ma per boria e per seguire la moda, più si sente rodere e più si fa forza, ostentando una olimpica indifferenza.